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Consigli di lettura

Un viaggio nella memoria con ’Il fiume narrante’ di Mario Luise

sabato 1 febbraio 2020, di redazione


Tra le varie letture che ci sentiamo di consigliare ai nostri amici c’è quella de “ Il fiume narrante ” di Mario Luise, pubblicato una prima volta da Frammenti Edizioni e ultimamente da Spring Edizioni. Pur contenendo considerazioni e insegnamenti validi a livello generale il libro è particolarmente raccomandato ai lettori di Castel Volturno e della piana del Basso Volturno che possono più direttamente trovarvi motivi di interesse, immedesimazione di sentimenti, echi della propria storia.
Il fiume è dunque il Volturno e l’autore, nativo della cittadina domiziana, è stato sindaco nel periodo più difficile delle lotte contro l’abusivismo, il saccheggio dell’ambiente, il profitto sfrenato.
Il libro è a metà strada tra il romanzo e il saggio. Senza dubbio la narrazione tutta, ma soprattutto la prima parte ha l’andamento e la vis di un romanzo. Il fiume è il pretesto per ripercorrere il viaggio di una vita, da quando esso era un amico, un compagno di giochi, un mondo ingenuo e incontaminato in cui l’autore e i suoi coetanei erano immersi, quasi in una simbiosi che finiva per escludere il mare vicino. Era il tempo della semplicità gioiosa, dei trastulli infantili e delle prime emozioni della giovinezza, delle canzoni e delle usanze ancestrali, del duro lavoro dei campi e dei passatempi acquatici e di pesca.
Il ricordo struggente della vita di una volta si manifesta in tanti piccoli elementi: i giochi, le parole e le espressioni dialettali a rendere per il meglio cose, azioni e sentimenti, il racconto, ilare e commovente a un tempo, della previsione della morte del nonno, il tutto, come si è detto, pervaso da un’aura poetica, capace di suscitare sogni e sentimenti delicati, descritto con una prosa chiara, curata, efficace.
Poi questo mondo, che l’autore rievoca a volte con nostalgia, scompare, attaccato dalla brama del profitto a discapito della natura.
Non sono tanto le piene e le esondazioni, che pure fanno parte dell’ordine naturale delle cose, a devastare il territorio quanto l’azione senza scrupoli di approfittatori e malavitosi. Al loro assalto smodato si oppone la gente di Castel Volturno, in primis una Amministrazione che veramente sta dalla parte dell’ambiente ante litteram e dell’interesse della collettività. La lotta è dura, il buon esito non sempre scontato ma alla fine, grazie alla determinazione, al coraggio, alla perseveranza e a una visione lungimirante del bene pubblico il successo arride ai tenaci Amministratori.
E qui il racconto si fa orgogliosamente carico di passione. L’argomento è sentito, non è una descrizione asettica di fatti e circostanze relativi al saccheggio della sabbia nell’alveo del fiume e nei Mezzagni o dell’abusivismo edilizio sul lungomare e dell’azione diuturna di contrasto, a volte nell’inerzia delle istituzioni superiori, ma è la difesa appassionata di mesi ed anni spesi a difendere il territorio e con esso l’identità dei castellani.
La trasformazione ambientale sembra emblematica di quella personale, intima, antropologica.
E finalmente lo sguardo va oltre il fiume, scopre il mare, che pure non era fisicamente lontano, e anche qui c’è da lottare, da difendere, da contrastare.
La ‘diatriba notturna’ con il dio Volturno è il coronamento del racconto. Sembra un dialogo degli antichi filosofi. Il dio si lamenta per come è stato trattato e si rammarica per quanto non è stato fatto per lo sviluppo del territorio. L’autore difende il proprio operato in veste di Amministratore. Ma in fondo anche nel Dio Volturno è possibile vedere l’autore quando recita gli atti d’accusa nei confronti dell’insipienza di chi è venuto dopo.
Comunque, alla fine si percepisce un filo di speranza. Non tutto è perduto e ci sono nuove opportunità che andranno colte grazie alle nuove generazioni.
In conclusione, un bel libro, una lettura godibile che coinvolge e seduce.

frates

 


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