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Addio a padre Antonio Raimondo, francescano

sabato 9 aprile 2022, di redazione


I solerti Tiziano Izzo e Giovanna Pezzera ci hanno informato della dipartita di padre Antonio Raimondo, un francescano nel Vicino Oriente. Padre Antonio, col quale abbiamo condiviso un banco scolastico in prima elementare, ha trascorso gran parte della sua vita in missione, dedicandosi alla cura dei più piccoli e dei più poveri. Il suo percorso terreno si è svolto lungo i fiumi, a partire dal Volturno fino al Giordano e al Nilo.
Vogliamo ricordarlo riproducendo l’introduzione ad un libro autoprodotto alcuni anni fa che raccoglieva pagine di diario, poesie e racconti di viaggio. Egli si ritrovava nei versi di Giuseppe Ungaretti che metteva all’inizio della sua narrazione:

Questo è il Nilo
Che mi ha visto
nascere e crescere
E ardere di inconsapevolezza
nelle estese pianure.

[I fiumi] "Mi ricordano dove sono nato, dove ho studiato, dove sono vissuto fino ad oggi. In tutti questi anni, loro mi hanno ‘condotto’, tenuto a galla nei vortici della vita, sostenendomi nei momenti difficili. La sorgente sempre quella, a dove ha origine tutta la nostra storia: la terra dell’infanzia, la masseria, le campagne del Basso Volturno, e lui il protagonista: il fiume, con le sue piene e le sue secche, le sue terre fertili seminate a prato e mais, i frutteti di meli e di pesche. E i suoi mulinelli da dove si esce annegati. Quanta storia, quanti ricordi. Per questo, ogni volta che torno al paese, dopo la visita ai morti, la prima tappa è la Scafavecchia, l’osservatorio del fiume, il livello dell’acqua; una volta era sempre gonfio d’acqua, ora invece spesso è secco, il suo letto asciutto, non si portano più le bufale all’abbeverata perché l’acqua è inquinata. Ora passiamo facilmente dall’altra sponda, ma prima chi osava attraversarlo? Si aveva paura perfino di montare sul ‘lontro’. Solo una volta l’ho attraversato, ma al timone c’era zio Vincenzo il panettiere, che conosceva tutti gli antri del fiume e dove la pesca era più abbondante. E chi poteva gareggiare con la famiglia dei ‘Cucchiarielli’ nel conoscere il fiume? E il vecchio ponte con tavole di legno? I suoi ricordi di guerra, la paura di attraversarlo quando c’era la piena? Gli ultimi tempi, le tavole non c’erano più e si vedevano sotto le acqua minacciose.

Il Giordano. Fiume biblico, scorre in una depressione. Fiume di frontiere, causa di guerre. Incantevoli le sue sorgenti a Banias. Quando arriva al Mar Morto sembra irriconoscibile. Le sue acque insieme con quelle dei suoi affluenti, lo Yarmuc e lo Shu’aib sono catturate per l’irrigazione; fiumi sfruttati fino all’ultima goccia d’acqua per progetti agricoli.

E il Nilo? Il Volturno e il Giordano sono fiumiciattoli a paragone del Nilo. La prima volta lo attraversai su una feluca. Ebbi veramente paura, perché il battelliere si fermò in mezzo al fiume, e se non raddoppiavamo la tariffa, ci lasciava lì alla deriva. Era un battelliere gigante. Invece quello della Ghezira Dahab (l’isola d’oro) alle periferie del Cairo è molto gentile, e ogni giorno trasporta bambini che vanno a scuola e donne che vanno al mercato.

Lo Jur è un affluente del Nilo, nel Bahr Gazal, nel Sud Sudan. Esperienza di un’estate africana.

Sono pagine di diario, appunti di viaggio, racconti, poesie. Il tutto scritto e conservato in quaderni dalla copertina nera. Un mondo sepolto e forse un giorno distrutto e bruciato, se qualcuno non mi avesse invitato a portarlo alla luce. Lui, come me, come tanti altri, siamo legati alla nostra terra, al nostro fiume. E ora che la corrente si fa più impetuosa e ci spinge verso la foce, tanto più sentiamo il desiderio, la nostalgia di ritornare alle sorgenti, alle radici: ’In te sono le nostre sorgenti’" (da Memorie e fiumi).

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