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PROMISEDLAND: “Il bianco e il nero del pathos, del pianto antico, del pianto mediterraneo”

L’immigrato negli scatti di Giovanni Izzo

mercoledì 7 luglio 2010, di Giuseppe Tallino


Raffigurare la dignità di un popolo, anzi di un simbolo… di un eroe: l’immigrato.
Farlo con i colori tipici di questo combattente…il bianco e il nero.
Farlo senza evidenziare l’humus maleodorante e povero che lo accompagna e lo accoglie durante il viaggio e l’arrivo della sua odissea… Farlo graffiando su pietra solamente l’uomo. Nient’altro… Promisedland è l’ultima opera dell’artista Giovanni Izzo: un pezzo di Grazzanise che vaga nelle alte sfere della fotografia.

Percependo il suo potenziale artistico, cogliendo la sua predisposizione a donare l’occhio della sua macchina a questioni (piaghe) sociali importantissime, diviene inevitabile considerarlo un patrimonio nostrano da esaltare e custodire.
E’ un uomo che può e deve insegnare l’arte a Grazzanise. La gente deve vagliarlo come un maestro dal quale carpire la sensibilità civile e romantica che lui stesso riesce a scrutare nell’habitat meridionale offuscato da infiniti problemi.
Promisedland è nata grazie al lavoro sinergico tra l’Arcivescovo di Capua Bruno Schettino e l’ex Assessore Regionale all’Immigrazione e alle Politiche Sociali Alfonsina De Felice, i quali insieme a Marina Itolli hanno anche partecipato alla realizzazione artistica del libro scrivendo i brani-prefazione: “Guardare i volti per trasformare lo sfondo” - “Il volto umano delle nostre storie” - “Lo spazio bianco”.
La collaborazione tra Monsignore Schettino e l’Assessore De Felice è il classico esempio di come Stato e Chiesa riescano a cooperare armoniosamente puntando ad una crescita civile e culturale avvalendosi di mezzi nobili e sopraffini come la fotografia.
Nella fattispecie Promisedland il mezzo nobile e sopraffino in questione è un consolidato talento grazzanisano: Giovanni Izzo.

Martedì scorso 6 luglio al centro Fernandes alle 18, 30 si è tenuta la presentazione dell’opera.
Dinanzi ad un parterre numeroso e attento ha dato il saluto iniziale il Sindaco di Castel Volturno Antonio Scalzone che ha confessato : “In passato avevo promosso petizioni per chiudere il centro Fernandes. Questo territorio – ha continuato il primo cittadino – è diventato un centro di studio perché ospita immigrati provenienti da tutta l’Africa. Vivono a Castel Volturno due comunità separate in casa. E’ una situazione ingestibile".
Dopo l’intervento-sfogo del Sindaco e del benvenuto del Presidente del centro Fernandes Antonio Casale la parola è passata al S.E Monsignore Bruno Schettino: “Questo libro è un’opera d’arte. Il bianco e il nero rappresentano il pathos, il pianto antico, il pianto mediterraneo. L’immigrazione non è una manifestazione che dipende dalla nostra volontà. Grazie a questo fenomeno Castel Volturno è diventato un laboratorio umano, spirituale e culturale.
Alla base dei tanti problemi di questa terra legati all’immigrazione – sostiene l’Arcivescovo con tono deciso – non c’è l’ impedimento del lavoro, del mangiare, delle case dove vivere. C’è un solo problema: permesso di soggiorno. Se gli immigrati riuscissero ad ottenerlo non sosterebbero così a lungo in questa zona ma andrebbero via rendendo la loro presenza equamente distribuita sul Paese".

Quella al centro Fernandes è stata sicuramente una manifestazione riuscita, capace di convogliare in quel luogo di amore e disperazione un’utenza eterogenea: personaggi impiegati nel sociale, politici, chiesa, stampa, artisti… un’utenza variopinta che aveva gli occhi puntati sulla risorsa-problematica immigrazione grazie a Giovanni Izzo.

Giuseppe Tallino

 


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