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Civiche ed elezioni provinciali: Delrio mette in crisi gli schemi tradizionali

Come faranno le liste civiche ad affermarsi in sede provinciale con le nuove disposizioni?

giovedì 7 maggio 2015, di Peppe Florio


GRAZZANISE – Quando il giornalista Raffaele Raimondo chiedeva liste di coalizione per le elezioni comunali, forse avrebbe dovuto ricevere più ascolto. A parte il tentativo, poi interrotto, di Giuseppe Raimondo con “Costruiamo il futuro” poi confluito nell’”Unione” di Gravante, infatti, lo scenario politico si presenta di nuovo come il classico contrapporsi di liste civiche, legate a leader più e meno carismatici, ma senza riferimento politico e culturale univoco all’interno dei singoli gruppi.

Una situazione che, secondo l’opinione che abbiamo raccolto da più di un candidato, è la più confacente alle elezioni amministrative e al modus operandi locale, una pratica che si eredita ormai da generazioni. Tuttavia le “passate generazioni” (e con “passate generazioni” mi riferisco addirittura alle comunali del 2010, sebbene in linea di massima e a parte qualche eccezione i volti siano gli stessi) non conoscevano un certo Graziano Delrio (attualmente Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti) che, come Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha dato vita alla Legge 56/2014, nota come “Disposizioni sulle citta’ metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni”.

Secondo le nuove disposizioni, infatti, non saranno più i cittadini ad eleggere l’amministrazione provinciale, ma ad avere diritto di voto saranno soltanto i sindaci e i consiglieri delle città della provincia, che avranno un peso diverso a seconda del numero di abitanti.

La legge prevede:

  Un presidente, che “rappresenta l’ente, convoca e presiede il consiglio provinciale e l’assemblea dei sindaci, sovrintende al funzionamento dei servizi e degli uffici e all’esecuzione degli atti; esercita le altre funzioni attribuite dallo statuto” e dura in carica 4 anni;

  Un consiglio provinciale (per Caserta 16 membri), ovvero “l’organo di indirizzo e controllo, propone all’assemblea lo statuto, approva regolamenti, piani, programmi; approva o adotta ogni altro atto ad esso sottoposto dal presidente della provincia; esercita le altre funzioni attribuite dallo statuto. Su proposta del presidente della provincia il consiglio adotta gli schemi di bilancio da sottoporre al parere dell’assemblea dei sindaci. A seguito del parere espresso dall’assemblea dei sindaci con i voti che rappresentino almeno un terzo dei comuni compresi nella provincia e la maggioranza della popolazione complessivamente residente, il consiglio approva in via definitiva i bilanci dell’ente” e dura in carica 2 anni;

  Un’assemblea dei sindaci, costituita dai sindaci delle città della provincia, che “ha poteri propositivi, consultivi e di controllo secondo quanto disposto dallo statuto. L’assemblea dei sindaci adotta o respinge lo statuto proposto dal consiglio e le sue successive modificazioni con i voti che rappresentino almeno un terzo dei comuni compresi nella provincia e la maggioranza della popolazione complessivamente residente”.

Alle prossime elezioni provinciali, previste per il 12 maggio, Grazzanise (così come Cesa, Capodrise, Roccamonfina e San Nicola La Strada) non parteciperà e tuttavia il problema sorgerà tra 2 anni, quando toccherà rieleggere il consiglio, o tra 4 anni, quando bisognerà rieleggere il presidente.

In liste civiche, e non di coalizione, io elettore di destra (o di sinistra) potrei ritrovarmi a preferire il progetto di una lista il cui sindaco sia di sinistra (o di destra). Certo, io elettore gli do la mia fiducia in quanto credo che possa lavorare bene a livello comunale, senza con questo legittimarlo a votare, in mio nome, un candidato alle provinciali di orientamento politico diverso dal mio. Siccome il presidente dovrà approvare piani e programmi, non mi si venga a dire che l’ideologia non giochi un ruolo nella scelta di priorità o atteggiamenti.

Se questo è un problema di equilibrio esterno, forse il più importante, relativo cioè al rapporto tra amministrazione ed elettore, la lista civica e non di coalizione potrebbe vedersi costretta a fronteggiare problemi di equilibrio interno. I consiglieri di uno stesso gruppo, infatti, potrebbero ritrovarsi candidati come consiglieri in liste opposte alle provinciali oppure la maggioranza consiliare potrebbe non giungere coesa alle votazioni.

Una circostanza che va ad abbassare le possibilità per un grazzanisano di diventare consigliere provinciale, carica che, dopo Giuseppe Raimondo nel 2005 con Sandro De Franciscis, nessun concittadino è più riuscito ad ottenere e da cui Grazzanise sarà assente almeno per i prossimi 2 anni.

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