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Referendum, diritto di voto negato a chi lavora fuori

domenica 20 settembre 2020, di redazione


Il diritto di voto è sancito dalla Costituzione. “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età”. Sono le sole due condizioni indispensabili per esercitarlo. “Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale”. Per consentire al maggior numero di cittadini di esercitarlo sono previste varie forme di agevolazioni per chi deve spostarsi da un luogo di lavoro a quello di residenza.
Ciò è comprensibile quando si tratta di elezioni politiche o regionali o comunali per scegliere i propri rappresentanti al Parlamento o negli enti locali e quindi ci si deve recare sul posto, anche se sono previste, GIUSTAMENTE, delle eccezioni.
Ma nel caso del Referendum? Cioè di una consultazione che avviene a livello nazionale?
E’ possibile votare in un comune diverso da quello di residenza?
I degenti in case di cura possono votare, GIUSTAMENTE!
I detenuti che non hanno perso i diritti politici possono votare, GIUSTAMENTE!
Gli studenti e i lavoratori che si trovano all’estero possono votare, GIUSTAMENTE!
Chi lavora lontano, a volte a migliaia di chilometri, ma in Italia, NON PUÒ VOTARE! Per costoro la Costituzione è sospesa. Certo, in teoria il diritto non è negato perché possono viaggiare, come detto, con delle agevolazioni (impegnando come minimo tre giorni), ma nei fatti si.
E pensare che c’è una tessera elettorale che scongiura ogni imbroglio!

frates

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