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Il disastro ambientale in Uzbekistan

venerdì 3 dicembre 2010, di redazione

In genere non pubblichiamo materiali che riguardano fatti e vicende di zone diverse dal Basso Volturno, tanto meno straniere. Questa è una delle poche eccezioni e la ragione sta nella gravità di quello che ci viene segnalato.

Si è svolta a Tashkent il 17 novembre la conferenza internazionale “I problemi ambientali transfrontalieri in Asia centrale: l’applicazione dei meccanismi giuridici internazionali per la loro soluzione”.
L’evento è stato organizzato del Movimento Ecologico dell’Uzbekistan (al quale la Costituzione riserva 15 seggi nella Camera Legislativa-Oliy Majlis) per analizzare i problemi ecologici, esaminando le varie proposte sulla gestione delle risorse idriche dei fiumi transfrontalieri, così come i rischi ambientali connessi alla costruzione di centrali idroelettriche sui fiumi Amu-Darya e Syr-Darya, l’impatto trans-frontaliero delle emissioni industriali sull’ambiente e sulla salute della popolazione.
Tra i 250 partecipanti, ben 110 delegati provenienti da 36 paesi esteri. Presenti i rappresentanti delle maggiori organizzazioni internazionali e istituzioni finanziarie, come ONU, OSCE, Banca Mondiale, Organizzazione Mondiale della Sanità, World Wildlife Fund, World Conservation Union.
Durante la conferenza, aperta da Boriy Alikhanov, presidente del Movimento Ecologico dell’Uzbekistan, i partecipanti hanno approfondito la conoscenza della grave situazione ambientale che sta vivendo la popolazione uzbeka e delle due grandi tragedie ecologiche: quella universalmente nota del Lago d’Aral, e quella, fino ad ora sconosciuta, della provincia Surkhandarya. Il giorno prima del convegno il Movimento Ecologico dell’Uzbekistan ha organizzato, per i partecipanti, una visita nelle due aree interessate dall’inquinamento ambientale.
Un gruppo si è recato nella regione del Lago d’Aral, l’altro nella provincia Surkhandarya, sita al confine col Tagikistan. Io ero nel secondo gruppo ed ho vissuto una esperienza interessante dal punto di vista scientifico e impressionante sul piano umano.
Nel territorio tagiko, poco distante dal confine uzbeko, vi è la SUE TALCO (State Unitary Enterprise “Tadjik Aluminum Company”) industria statale per la produzione di alluminio, la più grande dell’Asia centrale. Questa industria, a partire dal 1980, sta emettendo nell’ambiente grandi quantitativi di sostanze chimiche tossiche (idrogeno fluoridrico, anidride solforosa, monossido di azoto, monossido di carbonio) che inquinano l’ecosistema, causando effetti devastanti sulle coltivazioni, sugli animali e sugli esseri umani. Ciò, in totale violazione dell’Accordo di cooperazione sull’ambiente firmato nel 1994 dai Governi dell’Uzbekistan e del Tagikistan, e delle norme di Diritto Internazionale sul divieto di inquinamento transfrontaliero.
Queste sostanze chimiche, trasportate dal vento, hanno contaminato anche quella parte del territorio uzbeko posto in prossimità del confine. Si tratta di un’area agricola sita nella provincia Surkhandarya, organizzata in piccoli centri abitati, molto distante dalle grandi città e mete turistiche. I suoi abitanti stanno vivendo un vero e proprio dramma, ed io, dopo questa visita, devo testimoniarlo.
Abbiamo visitato prima un terreno coltivato a vite, che presentava evidenti segni di contaminazione chimica. Poi, un allevamento di mucche, che presentavano deformità scheletriche degli arti e, soprattutto, la decalcificazione dei denti. Successivamente siamo andati in un ambulatorio medico dove erano ricoverati neonati, bambini e soggetti adulti con importanti alterazioni osteo-scheletriche riguardanti gli arti superiori ed inferiori, la colonna vertebrale, la gabbia toracica e il cranio. Molti altri hanno, invece contratto malattie degli apparati neuro-endocrino, cardio-vascolare e respiratorio. E, purtroppo, questi casi sono in forte aumento.
Le fotografie che ho scattato e documentanti le suddette patologie, valgono più di mille parole. Non immaginavo di vedere persone così devastate nel corpo e nell’anima a causa di sostanze inquinanti immesse nell’atmosfera da altri uomini. Non potrò mai dimenticare i loro occhi e il pianto disperato delle giovani madri uzbeke che mostravano a noi visitatori i loro bambini col corpo deforme. E’ stata una esperienza umana molto toccante ed ho ammirato la grande dignità di quelle donne disperate.
Tutto il mondo conosce da molti anni la tragedia ecologica del Lago d’Aral. Grazie a questo convegno e, soprattutto, a questa visita, ora il mondo conosce anche la tragedia ecologica della provincia Surkhandarya. Quello che sto scrivendo ora l’ho dichiarato anche alla televisione uzbeka durante un intervista. “Non so cosa il Tagikistan voglia fare per risolvere questo problema. Ma so che i Paesi sviluppati e le Organizzazioni Internazionali ora possono e devono intervenire per fermare questa tragedia ecologica. Prima che sia troppo tardi”.

Vittorio Giorgi, avvocato civilista di Caserta, esperto in cooperazione giuridica e culturale con l’Uzbekistan.

Nel portfolio sono presenti alcune foto sconsigliate alle persone particolarmente sensibili

Portfolio

 


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