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La dialettica cerca casa

sabato 21 novembre 2009, di Giuseppe Tallino


Purtroppo tenerle aperte non basta. E’ necessario sfondare quelle pareti che tengono caldo d’inverno e proteggono in estate dall’assilante calura.
Sfondare quelle pareti per accogliere chi da anni si lamenta senza partecipare.
E ora di tendere la mano alla popolazione. Bisogna offrire l’alternativa: scrutare senza intervenire o rimboccarsi le maniche e dialogare per convincere e provare a vincere quel sistema dei pochi che a qualcuno non piace?

La politica deve uniformarsi alla popolazione. Deve essere la popolazione. In questo momento storico la gente ha il diritto di essere presa per mano. Urge offrirle una possibilità viso a viso. Nascondersi dietro comunicati non serve a niente. Solo quando una vera proposta di partecipazione verrà elargita a tutti, i cittadini avranno l’occasione di trasformare i loro lamenti in idee e partecipazione. Se anche allora non agiranno finalmente mostreranno la vera natura delle “chiacchiere di ponte”: semplicemente chiacchiere. E’ una tagliola che cade con presunzione sulla cittadina. Ma non c’è via di scampo: si rischia di dare vita all’ennesima dinastia.
Invitare e convincere la gente ad inscriversi nei partiti per sentire la sua opinione, per trasmettere e veicolare cultura e dialogo nelle menti dei cittadini. Cultura e dialogo.

La dialettica politica, il confronto tra tesi e antitesi che ha reso l’uomo civile, non ha più casa. Forse, ‘causa crisi’, le banche non le hanno concesso mutui, magari gli affitti sono diventati troppo alti, probabilmente ha assunto la fama di un’indomita inquilina che tutti cacciano via. Eppure una casa ce l’ha…ma a guardare bene...ecco è rimasta là. Era nascosta. Non era andata via. Semplicemente non viene interpellata…non ha più ruolo.

L’istituzione politica territoriale forse è eccessivamente arroccata nella sua fortezza. Ama la risarcente solitudine.Non c’è dialogo, e se c’è, è aleatorio. Purtroppo pubblicare articoli affermando che sezioni e progetti politici in corso sono aperti a tutti non basta. Piantonare per donare parvenza vitale a quei trentennali pseudo-luoghi di culto con gruppi di veterani inscritti non basta.

Bisogna rifondare tutto con criterio. Su quale terreno? Su quello del Dialogo e della Promozione. Ascoltare tutti invitando e attraendo la gente. Solo allora potrà verificarsi un miglioramento dell’attuale arroccata classe governativa e magari una graduale formazione di nuovi personaggi atti ad amministrare nel nome del buon popolo; quello che modestamente non preferisce essere chiamato sovrano.

Giuseppe Tallino

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