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Il volto del dittatore

sabato 12 marzo 2011, di redazione


Si dice: Meglio una cattiva democrazia che una buona dittatura. Ma cosa distingue immediatamente l’una dall’altra?
La libertà di stampa e di opinione. Il diritto al dissenso, la manifestazione del proprio pensiero, del proprio convincimento in ordine alla realtà che ci circonda, in primis nei confronti della prassi politica.

Tradizionalmente la buona organizzazione democratica prevede la divisione e autonomia dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Su questo trinomio, che risale a Montesquieu, si basa lo stato di diritto. Esso è ben impresso nel pensiero e nell’azione degli autentici democratici, anche se il suo rispetto non va mai dato per acquisito in modo definitivo. Il pericolo che venga messo in discussione e addirittura alterato è sempre in agguato. Basta riferirsi alle vicende nazionali per rendersene conto.

Ma un’altra espressione o manifestazione della democrazia, questa volta risalente all’antica Grecia, è il voto, che viene identificato tradizionalmente con essa.
Tuttavia oggi c’è qualcosa in più rispetto all’antichità e all’epoca del filosofo francese: la manifestazione continuata e diffusa del pensiero che si concretizza nella stampa, nei nuovi mezzi di comunicazione e, perché no, nei sondaggi.

L’ultimo ventennio del secolo scorso e i primi anni di quello presente non hanno portato solo la caduta del Muro di Berlino, metafora del passaggio a una nuova fase della storia umana. Hanno portato la diffusione del computer, del telefonino, di internet e degli altri strumenti di comunicazione oggi tanto in voga e con essi nuove possibilità di interazione, determinando un intensificarsi mai conosciuto prima di relazioni e di crescita democratica.

Fino a poco tempo fa la formazione dell’opinione pubblica era appannaggio essenzialmente degli “opinion makers”, oggi essa si forma immediatamente dall’aggregarsi di migliaia e milioni di voci che sono in grado, in particolari condizioni storiche, di determinare cambiamenti politici inimmaginabili, vedi le rivolte del nord Africa.

Ma per restare sul terreno più propriamente nostro, tutti i democratici dovrebbero rallegrarsi del fatto che i cittadini possano intervenire nella vita pubblica con osservazioni e critiche. La democrazia è qualcosa di perennemente “under construction” e ha bisogno di essere esercitata non ammirata.

E’ perfettamente inutile dire che siamo un paese democratico in cui la sovranità appartiene al popolo se al popolo si nega il diritto di critica. Il controllo democratico dei cittadini nei confronti della politica è imprescindibile dall’idea stessa di democrazia e chi non si pone in quest’ottica è al di fuori del quadro democratico.

L’uomo pubblico, pertanto, è soggetto al controllo, all’approvazione come al dissenso, e non si può immaginare, per la buona salute dell’organismo statale o comunale, di limitare, minacciare, cancellare il diritto al dissenso.

Dopo tanti secoli di storia, di cultura, di filosofia, stiamo ancora qui a discutere di cose che dovrebbero essere impresse nella mente di tutti? Purtroppo, vi abbiamo accennato, nulla è definitivamente conquistato. C’è sempre qualcosa o qualcuno che vuole mettere in discussione o abrogare i diritti acquisiti, che si agita perché a causa di cavilli, impedimenti o per colpa della critica, non può fare quello che vuole.

Nel dittatore spesso si cela il bambino non cresciuto che non sa giocare con gli altri bambini, che partecipa solo se lo fanno vincere, che strilla e strepita se qualcun altro gli toglie la palla. Ma gli strepiti dei dittatori possono anche ottenere il risultato sperato per un certo periodo, poi basta il tam tam popolare a tirarli giù dal piedistallo, la statua si rompe e ognuno constaterà con sorpresa che all’interno essa era vuota.

Vedi Saddam Hussein, Ben Ali, Gheddafi, Mubarak e altri che seguiranno nella lista, per non parlare dei dittatorelli di ogni risma che per fortuna dei loro popoli non arrivano a cotali altezze (o bassezze!).
Nel momento in cui si sentono più forti e inattaccabili arriva il vento che li spazza via e le loro minacce che tanto avevano spaventato l’opinione pubblica si riveleranno per quello che sono: capricci di bambini viziati.

frates

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