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Un paese mortificato

lunedì 24 ottobre 2011, di redazione


Grazzanise - Gli ultimi sviluppi nella vicenda degli autovelox ci spingono a fare un sintetico excursus delle sue tappe prettamente locali.
Infatti, stante la diffusione nazionale dei presunti illeciti, con inchieste e sequestri avvenuti in questi mesi in tutta Italia, ci limitiamo a dare uno sguardo agli aspetti grazzanisani spulciando tra le pagine che questo portale ha sempre riservato alla questione.

Il primo pezzo dedicato al problema è del 16 gennaio 2008 (Gli autovelox, un’altra emergenza) e riguarda le apparecchiature poste sulla SP 333 nel territorio di Cancello ed Arnone e di Capua.
In tale articolo definimmo quella degli autovelox come una “vera e propria emergenza sociale in quanto vanno a colpire nel vivo, con cifre importanti, i redditi di tanti lavoratori. C’è gente che ne riceve più di una al giorno. E’ un salasso iniquo e ingiusto e che non ha niente a che vedere con la sicurezza”.

Una settimana dopo ritornammo sull’argomento (Grazzanise: multe a valanga) riportando il malcontento della gente per la grande quantità di multe. Anche i postini erano costretti a un superlavoro per la notifica di tante raccomandate. Non parliamo poi dell’ufficio del Giudice di Pace di Capua, intasato di ricorsi, come potemmo constatare personalmente. Migliaia di cartelline in attesa di essere esaminate. Cause fissate a distanza di anni.
Nel pezzo condannavamo l’uso della tecnologia per “impinguare le casse degli enti locali”.

Il problema delle multe era diventato talmente grave che cominciò a interessarsene anche l’Associazione Tre Grazie. Furono approntate tre postazioni e in due giorni furono raccolte circa mille firme di cittadini inviate al prefetto con la richiesta di
"1. di voler esaminare la possibilità di una revisione e di un adeguamento dei limiti di velocità sulle strade extraurbane della provincia, in particolare sulla SP 333 da Castel Volturno a Capua, sulla strada Capua - S. Andrea del Pizzone e sulla strada Cancello Arnone-Villa Literno;
2. di voler disporre la rimozione degli apparecchi autovelox non a norma dal punto di vista tecnico e amministrativo;
3. di voler disporre la verifica della corretta scansione temporale dei segnali luminosi dei semafori collegati ai citati apparecchi di rilevazione della velocità
".

Inoltre fu organizzato un convegno per il 1 marzo 2008 al quale presero parte il dott. F Giaquinto, dell’Unione Consumatori, il dott. M. Perretta, direttore dell’ACI, il geom. Di Benedetto, per l’Assessorato provinciale alla viabilità e il dott. G. D’Onofrio, Magistrato.
Furono invitati anche i sindaci di Grazzanise e dei Comuni vicini ma nessuno si presentò.

Il convegno registrò tangibilmente il malcontento della gente anche se non dissolse tutti i dubbi che serpeggiavano o non rispose alle aspettative personali dei tanti intervenuti.
Ma ormai le cose si erano messe in movimento ed anche la politica si mosse. Sempre su questo portale registrammo alcune prese di posizione anche polemiche. Addirittura consiglieri di maggioranza che mettevano pubblicamente in dubbio la correttezza delle procedure.
Al fondo delle reciproche critiche c’era un problema reale, tenuto in evidenza dalle notizie di arresti per semafori truccati in altre parti d’Italia.

Anche noi tornammo ad occuparcene con un articolo del 6 ottobre 2008 (Le multe, ennesimo balzello), in cui si ribadiva il carattere truffaldino dell’uso delle apparecchiaure e i ridicoli limiti di velocità su molti tratti stradali. A fronte di tanta sollecitudine dei comuni, in primis Grazzanise, nell’installare gli autovelox sulla SP333, c’era (e c’è) l’incapacità di controllare e disciplinare il traffico interno.

Fin qui si trattava per lo più di considerazioni legate agli aspetti morali della questione ancorché influenti sulle tasche dei cittadini. L’attenzione era sullo sfruttamento finanziario di un presunto problema di sicurezza.
Ma poi il livello delle contestazioni si alzò. A fine anno 2008 il circolo del Partito Democratico ritornò con un manifesto sulla questione, lanciando accuse gravi nei confronti dell’Amministrazione: “Lo scopo recondito - oltre a quello di fare assumere parenti di attuali assessori presso la società convenzionata – era solo quello di incassare soldi per rimpinguare le traballanti casse comunali, con conseguente vessazione dei cittadini di Grazzanise e non solo. Le macchinette infernali all’inizio installate senza autorizzazione e senza il certificato SIT, per lungo tempo hanno imperversato contro i cittadini.”

L’anno successivo, il 2009, registrammo la presa di posizione del Codacons, secondo cui andavano restituite con gli interessi le somme delle multe. “I soldi sottratti in modo fraudolento agli automobilisti attraverso gli autovelox truccati scoperti nel casertano, dovranno essere restituiti - ovviamente comprensivi degli interessi - ai cittadini colpiti dalle sanzioni elevate dagli apparecchi illegali”.

A giugno segnalavamo una nuova odiosa presenza sulla SP 333, fuori dal paese, in direzione di Cancello ed Arnone: “Che sia uno strumento utile alla sicurezza dei cittadini è molto dubbio, che sia uno strumento per fare soldi (ammesso che poi tutta la procedura faccia il suo corso) è pensato da tutti”.

L’inchiesta iniziata sul Casertano che vedeva coinvolti anche i Comuni di Cancello ed Arnone, Capua e Grazzanise e complessivamente 200 persone, dimostrava che i rumors non erano chiacchiere campate in aria, ma qualcosa di più consistente. E il PD diffuse una nuova nota in cui si affermava: “Lo avevamo detto, avevamo insistito che gli autovelox erano irregolari, le gare truccate, i cittadini venivano truffati, qualche assunzione presso le ditte coinvolte era clientelarismo allo stato puro…”.
Al termine il PD chiedeva al Sindaco di Grazzanise: “Perché non pensa ai danni di immagine causati al nostro comune da lei e dalla sua amministrazione per i suoi comportamenti poco consoni al ruolo che riveste? […] Ora chi ripagherà l’onore ed il decoro di Grazzanise e dei grazzanisani da tanta infamia e da tanto fango versatogli addosso dai suoi personali comportamenti?”.

Adesso l’inchiesta è chiusa e spetterà al Giudice stabilire se e per chi si dovrà procedere. Noi ci auguriamo che tutti e tredici gli indagati riescano a dimostrare la loro innocenza. In ogni caso, al di là di come si concluderà tutto e delle responsabilità personali che non spetta a noi valutare, una riflessione è possibile e doveroso farla: dalla vicenda esce un paese economicamente e moralmente mortificato e questo chiama in causa tutti.

frates

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