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Carabinieri del tempo che fu: due fatti esemplari

lunedì 19 ottobre 2020, di redazione


A volte le vecchie pagine di cronaca ci restituiscono fatti singolari che hanno avuto come protagoniste esemplari figure ormai dimenticate.
E’ il caso di due carabinieri, uno di Grazzanise in servizio in Toscana e l’altro, forestiero, in servizio a Grazzanise, ambedue alle prese con animali infuriati in due diverse occasioni.
Il primo carabiniere si chiamava D’Abrosca Angelo e lavorava a Montepulciano. Ricevette la medaglia di bronzo al valor civile con Regio Decreto del 10 marzo 1927 con la seguente motivazione:

D’Abrosca Angelo, da Grazzanise (Napoli), brigadiere legione Firenze, n. 41452 matricola. - Affrontava coraggiosamente un focoso cavallo trainante un baroccino, che, presa la mano al conducente, erasi dato a precipitosa fuga lungo uno stradale con grave pericolo di una giovanetta che si trovava sul veicolo già svenuta per lo spavento, e dopo essere stato trascinato per un tratto non breve riusciva con notevoli sforzi a fermare l’animale imbizzarrito.- Montepulciano (Siena), 6 ottobre 1925.
La presente ricompensa è in commutazione dell’encomio solenne concesso per lo stesso motivo dal comando della legione di Firenze, pubblicato nella dispensa 1° del Bollettino ufficiale dei Carabinieri Reali, anno 1926, pag. 68

(La nota è nel Bollettino ufficiale dei Carabinieri Reali, Anno V, dispensa 5, parte 2, 30 maggio 1927, e nel Bollettino Ufficiale delle Nomine, promozioni e destinazioni negli Ufficiali del R. Esercito Italiano e nel Personale dell’Amministrazione Militare, Roma, 1927)

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Il secondo episodio era accaduto 40 anni prima, nel 1887 e il protagonista era un carabiniere di provenienza sconosciuta ma in servizio presso la stazione di Grazzanise. Si chiamava Marino Pasquale e anche lui fu insignito della medaglia di bronzo al valor civile con R. Decreto del 24 maggio 1888 con la seguente motivazione:

Marino Pasquale, carabiniere, legione Napoli, n. 8827 di matricola: “Il 14 febbraio ultimo, in S. Maria Capua Vetere, affrontava coraggiosamente un bue, attaccato a un carro, che si era dato a fuga precipitosa lungo il corso Mazzocchi e lo fermava”

(da Il Carabiniere, Anno XVI , 4 nov. 1888, n. 44, e dal Bollettino Ufficiale delle Nomine, promozioni e destinazioni negli Ufficiali del R. Esercito Italiano e nel Personale dell’Amministrazione Militare, Roma, 1888)

Il Bollettino dei Carabinieri Reali, anno XI, febbraio, 1888, riportando l’elenco degli Encomi solenni concessi ai militari di truppa, offriva qualche informazione in più.

Marino Pasquale, carabiniere a piedi:
“Il 14 febbraio 1888, il carabiniere Marino Pasquale, mentre transitava pel corso di S. Maria di Capua, in quell’ora stipato di gente, avvistosi che un bue aggiogato ad un carro, erasi dato a precipitosa corsa, spinto da generosi sentimenti e allo scopo di scongiurare sventure, ardimentosamente gli si faceva incontro, afferrandolo per le narici e per le corna.
L’animale, infuriato, con un colpo di testa si sbarazzò di lui facendolo ruzzolare a terra, continuando più che mai veloce la sua corsa.
Questo insuccesso non scoraggiò punto l’ardito militare, il quale anzi datosi ad inseguire con tutta lena il bue, lo raggiungeva, l’afferrava novellamente, e con pericolo della propria vita riusciva a domarlo”.

Nel bollettino del maggio successivo si registrò la concessione della medaglia di bronzo e la citazione venne ripresa anche da Carabinieri, Edizione dell’Istituto di divulgazione storica, Roma, 1955.

Ma l’episodio di cui fu protagonista il Marino ebbe considerevole rilievo nel citato numero de Il Carabiniere, che riservò all’azione del militare una lunga romanzata ricostruzione:

Dalla stazione di Grazzanise, cui egli apparteneva, era venuto, l’ultimo giorno di carnevale, 17 febbraio, a S. Maria di Capua Vetere, onde ritirare oggetti di vestiario da quel comando di sezione. Adempiuto a tale servizio, domandò di poter parlare all’ufficiale.
- Per quale motivo avete chiesto di essermi presentato?
- Ho qui mio fratello, egli rispose; voleva pregarla di concedermi di rivederlo.
- Guardate, ora sono le 10,30; vi do due ore di permesso; alle 12,30 sarete qui per partire.
- La ringrazio; non dubiti che sarò inappuntabile.
E uscì di caserma, avviandosi al corso Mazzocchi, il quale, a quell’ora, nell’occasione appunto del carnevale, era affollato di gente. Non aveva fatto che pochi passi quando improvvisamente nella popolazione si determina uno straordinario scompiglio: chi fugge da una parte, chi dall’altra, chi strilla, chi si caccia precipitoso nelle botteghe laterali, e queste si chiudono rumorosamente. Il pericolo che sovrastava, infatti, era gravissimo. In quel momento era entrato nel corso un carretto scarico, turato da un mulo e da un bue; il mulo cade ed il bue, spaventatosi, si mette in fuga sfrenata, trascinandosi dietro l’animale caduto e il veicolo. Invano il carrettiere che stava sopra faceva sforzi estremi per trattenerlo, onde, disanimatosi, col pallore della morte nel viso, chiedeva ad alta voce soccorso.
Mentre il timor panico e la confusione erano al colmo, fu visto il carabiniere Marino slanciarsi risolutamente contro la bestia inferocita e afferrarla per le narici e per le corna.
Fu un istante di generale terrore quando così straordinario valore s’infranse contro la furia del quadrupede, il quale, con un violento colpo di testa, sbatté lungi da sé l’avversario. Ma questi, con indomito coraggio, balzò in piedi di nuovo inseguendo l’animale che frattanto, liberatosi dei finimenti, a coda alta, a salti, sbuffando e muggendo, fuggiva più vertiginosamente di prima.
E lo raggiunse, e gli si slanciò un’altra volta addosso il coraggioso militare, afferrandolo ancora per le frogie e per le corna. Tale fu l’impeto, che la bestia non resistette e dovette fermarsi. Sottomessala ed ammansatala, il carabiniere Marino la riconsegnò al carrettiere.
La popolazione, che a siffatta scena era rimasta meravigliata ed attonita, vedendosi liberata da ogni pericolo mercè un atto così filantropico e coraggioso, proruppe in applausi fragorosissimi, affollandosi attorno al militare, quasi con l’intendimento di portarlo in trionfo. Ma quegli destramente scomparve.
Poco stante, diffusasi la notizia, sopraggiunge l’ufficiale cui tutti dicono mirabilia dell’abnegazione onde il suo dipendente aveva messo a grave cimento la propria esistenza, e come intrepidamente aveva lottato. La Giunta municipale della città, riunitasi espressamente, applaudendo all’opera del bravo carabiniere, decide di proporlo alla superiorità per un’adeguata ricompensa.
Il comando legionale poi l’onorò con l’encomio solenne all’ordine del giorno, e lo propose per la medaglia d’argento al valore civile.

Due fatti ammirevoli, come numerosissimi altri, a testimonianza dell’abnegazione, del coraggio e del senso del dovere dei militari dell’Arma.

“Quello del carabiniere è un eroismo diverso: delle piccole cose, dal volto umano, a misura di italiano. Collettivo, silenzioso, paziente, quotidiano, anonimo, pasticcione, arrangiato, testardo. Ma soprattutto con le “stellette””. (I Carabinieri, di Virgilio Ilari, 2015).

frates

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