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Acque reflue: pagare contenti

venerdì 7 gennaio 2011, di redazione


In questi giorni stanno arrivando nelle case dei grazzanisani le bollette per le acque reflue, detto in modo più burocratico i canoni di fognatura e depurazione. Un argomento in più di discussione per i cittadini esasperati dal flusso continuo di tasse, di aumenti spropositati in tutti i settori a fronte di stipendi e pensioni (quando ci sono) che restano al palo e con una inflazione che ha ripreso a camminare.

Quello delle acque reflue è tra i motivi di maggior malcontento visto che non è ben chiara l’azione svolta dal consorzio per la cosiddetta ‘depurazione’. “L’acqua – si fa osservare – la paghiamo due volte, in entrata e in uscita”. Senza considerare il fatto che l’acqua da bere la dobbiamo acquistare a parte a causa della non potabilità di quella che ci viene fornita dall’acquedotto. Si tratta di un cahier de doléances mai affrontato drasticamente e ovviamente mai risolto. Chi si azzarda a bere l’acqua del rubinetto alzi la mano!

Ai moduli di pagamento in arrivo è acclusa una lettera del dott. Antonio Natale, presidente della Publiservizi, società nata dalla Teleservizi e ad essa subentrata nella riscossione dei canoni del Consorzio Idrico di Terra di Lavoro, lettera con la quale si informano appunto gli utenti di questo cambio di gestione.

Ovviamente sulla salubrità dell’acqua e sulla depurazione delle acque reflue nessuna notizia. Non è competenza della Publiservizi. Ma leggiamo con compiacimento quanto afferma con orgoglio il dott. Natale: “La descritta operazione di conferimento [da Teleservizi a Publizervizi] ha consentito la nascita di una realtà imprenditoriale ed aziendale tra le più significative, prestigiose e qualificate dell’intero comparto di riferimento a livello nazionale”. Parole roboanti! Sembra che si parli di uno dei colossi dell’economia nazionale ma non ha neanche lo straccio di uno sportello telematico o di un semplice sito web!

Immaginiamo che gli utenti debbano essere contenti di questo parto e pagare i canoni non solo senza mugugnare ma addirittura con soddisfazione, visto che questa società “ha mantenuto e intende mantenere il proprio prevalente centro di interessi in CAMPANIA” (in maiuscolo nel testo), e soprattutto “offre lavoro a più di 100 persone, e si propone obiettivi di crescita e potenziamento sempre più ambiziosi”. Questo è tutto?: “una realtà tra le più significative a livello nazionale” che ha in organico 100 persone!

Ma non basta. Il presidente della Publiservizi, in un impeto di ecumenismo, va ancora oltre: “Desideriamo che il nostro progetto di impresa sia condiviso da parte dei ns utenti”.

Come? Non è detto ma continuiamo a immaginare che non si tratti di partecipazione agli utili quanto, piuttosto, di corsa ai pagamenti senza lamentarsi tanto.

Tutto ciò, in un ultimo afflato fraterno, è finalizzato, ecco lo svelamento del mistero, a costituire “un prezioso stimolo a costruire una azienda caratterizzata da valori umani e professionali sempre più elevati ed in grado di fornire servizi sempre più qualitativi, oltre che opportunità di occupazione [e dagli!] a vantaggio del tessuto socio-economico della nostra regione”. Parole messe in fila.

Temiamo, dott. Natale, che le cose non stiano proprio così, non è questione di condividere o meno. La Sua società è preposta a riscuotere i canoni, l’utente è obbligato a pagarli e se non lo fa mal gliene incoglie. Ci faccia sapere se è disposta a venire incontro a quelle famiglie che hanno difficoltà a pagare e a sospendere eventualmente il fermo amministrativo del veicolo e le faremo un grande plauso. Detto tra noi, si poteva risparmiare queste considerazioni da libro Cuore e con esse migliaia di fogli di carta.

frates

 


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