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Cerimonie alle frontiere

Lo spazio Schengen si allarga ad altri nove paesi

venerdì 21 dicembre 2007, di redazione


Uscendo un po’ fuori dal consueto interesse per i fatti locali vorrei commentare un avvenimento fisicamente lontano ma che ci interessa da vicino. I lettori me lo consentiranno per la precoce passione europeista, manifestata fin da ragazzo.
Oggi, 21 Dicembre 2007, altri nove paesi si sono uniti allo spazio Schengen, lo spazio senza frontiere interne. Si tratta di Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Rep. Ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria.
E’ un gran giorno, innanzitutto per la generazione uscita dalla seconda guerra mondiale, che aveva ereditato un’Europa divisa e martoriata. La generazione che ha visto nascere il MEC (Mercato comune europeo), il primo embrione di quello che è oggi l’Unione Europea, appena sei Stati, di cui tre ex grandi (Francia, Germania, Italia) e tre più piccoli per dimensione e peso politico (Belgio, Olanda e Lussemburgo).
Fu difficile giungere alla costruzione del Mec, dopo alcuni tentativi settoriali, come la Ceca e l’Euratom. Nondimeno, il successo di quell’organismo segnò l’adozione di un metodo di concertazione che ha guidato per decenni il vecchio continente fino ad oggi, quando nuove regole si impongono per il fatto stesso che l’Unione è diventata un gigante economico, demografico e territoriale e si avvia a diventare una sola entità statale.
Quella generazione del dopoguerra, pur consapevole della necessità di costruire qualcosa di sovranazionale per evitare future ecatombi, vedeva quasi come un sogno utopico un solo governo, un solo parlamento, una sola moneta, una bandiera e una cittadinanza per tutto il continente.
Erano tali e tanti i problemi da affrontare e i sospetti da eliminare che già solo l’elezione dei deputati a suffragio universale e diretto appariva il massimo delle rivendicazioni di allora. Ma i federalisti coltivavano il sogno segreto di vedere un giorno la nascita degli Stati Uniti d’Europa.
Oggi abbiamo una sola moneta, un parlamento eletto dai cittadini già passato attraverso varie elezioni, siamo 27 paesi che accanto alla bandiera nazionale espongono quella con docidi stelle su fondo blu e, soprattutto, i paesi man mano aderenti hanno conosciuto 6o anni di pace e di libertà come mai era successo in Europa.
Un grande percorso è stato fatto anche se molto resta da fare. E tuttavia il passo di oggi, l’abbattimento delle frontiere interne per 24 paesi, è un fatto di capitale importanza per la circolazione dei cittadini e delle merci, per la conoscenza e la fiducia reciproca, in una parola per l’integrazione. E’ uno di quegli avvenimenti che nonostante siano poco avvertiti dall’opinione pubblica, sono destinati a incidere sulla vita delle persone. Chi fa più caso al fatto che si può andare da un posto all’altro, all’"estero" senza difficoltà di sorta come se si fosse sul territorio del proprio stato? Ricordo ancora con sgomento la mezza giornata di attesa nel treno fermo alla frontiera austro-ungherese per il controllo dei passaporti solo pochi anni fa. Sembrava, ed era, un altro mondo! Oggi, per fortuna, questo è solo un ricordo! Certo, ci diranno che con le frontiere aperte aumenteranno alcuni problemi, ma è indubbio che da oggi sul vecchio continente saremo un po’ più europei, e scusate se è poco!
I federalisti sono orgogliosi di aver visto questo giorno.

franco tessitore

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