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Appello agli abitanti di Brezza e non solo

lunedì 29 aprile 2013, di redazione


“Ricevrete i miei più cordiali saluti da chi sempre vi ricordo. Gino”. Questo messaggio, nella forma e nella lunghezza consuete per questo genere di comunicazioni, fu spedito da Brezza il 13 luglio 1942 “alla famiglia Drudi Primo – Rimini per Igeia, Forlì” con una cartolina postale recante nell’altra facciata una veduta alpina corredata da due versi del Carducci: “…Conca in vivo smeraldo / tra foschi paesaggi dischiusa…”. Una cartolina di saluti simile a migliaia, milioni di cartoline spedite mediante le Poste Italiane.
Cosa c’è di strano?
Il fatto fuori del normale è che a spedirla fu una persona che quel giorno sarebbe dovuta essere morta da due anni. Il mittente, infatti, era il carabiniere Gino Ottaviani che secondo il Ministero della Guerra era perito nell’affondamento della motonave Paganini davanti al porto di Durazzo il 28 giugno 1940.
L’Italia era appena entrata in guerra (10 giugno) e la Paganini come altre navi era stata requisita per trasportare truppe in Albania. Fu al largo di Durazzo che per cause imprecisate (sabotaggio, incidente, siluro nemico) il mezzo navale affondò. Molti furono i morti e i feriti gravi. Tra i primi, appunto, fu registrato il carabiniere Ottaviani e così fu comunicato alla famiglia.
Eppure due anni dopo, come abbiamo anticipato, un cugino del presunto caduto ricevette i saluti da Brezza.

A 70 anni di distanza su questo mistero sta indagando un giornalista de La Voce di Romagna, Aldo Viroli, che ha pubblicato degli articoli sul caso.
Come è possibile che un militare ufficialmente morto nell’Adriatico si faccia vivo dopo due anni da Brezza? Come ci è arrivato? Perché? E perché di lui si son perse le tracce?
L’autore dell’inchiesta accenna alcune ipotesi sulla base di alcuni indizi non abbastanza consistenti. Il punto nodale è proprio Brezza. Riuscire innanzitutto a confermare che egli sia passato per il nostro comune o vi abbia soggiornato per qualche tempo potrebbe aiutare a trovare una risposta.
Nessun dubbio sull’attribuzione della cartolina (periti calligrafi ne hanno attestato l’autenticità) ma non c’è altro. Una ricerca presso gli archivi comunali non ha prodotto risultati.
Da qui l’appello agli abitanti di Brezza (ma anche a quelli dell’intero territorio). C’è qualcuno che conserva un ricordo riferibile a questa persona? Certo i testimoni dell’epoca sono per la maggior parte scomparsi, ma qualche lettore potrebbe aver appreso da un familiare o da un conoscente un particolare circa un militare disperso o ferito o fuggitivo. Ai nostri lettori chiediamo di darci una mano a ritrovare il filo spezzato di un’esistenza avvolta nel mistero. Anche dettagli minimi possono essere di aiuto.
Aspettiamo fiduciosi.

In allegato postiamo i due coinvolgenti articoli del giornalista A. Viroli.

frates

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