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Grazzanise, un paese in declino? Cosa dicono i dati Istat
1) Popolazione e patrimonio abitativo

giovedì 25 gennaio 2018, di redazione


Nel corso degli ultimi anni si è sempre più affermata l’impressione di un paese che invece di andare avanti torna indietro. Molti ricordano più vita, più effervescenza e attivismo in anni ormai lontani.
Purtroppo non è solo una impressione determinata magari da un momento particolare della vita del paese. Basta percorrerlo a piedi per rendersi conto del suo declino. Strade semideserte, palazzi abbandonati, attività ricreative al lumicino, negozi pochi e poco frequentati, anziani più che giovani in giro…
Nelle recenti festività natalizie, nonostante un po’ di luminarie installate nelle strade principali il paese appariva deserto e triste. Certo la situazione economica generale non diffonde euforia ma c’è qualcosa di peculiare che ci riguarda.
Queste osservazioni ci hanno indotto a fare una ricerca nei dati ufficiali per avere conferma o meno dell’attendibilità delle nostre percezioni.
Così abbiamo consultato pazientemente le rilevazioni fatte dall’Istat ad ogni inizio di decennio a partire dal 1951 in ordine alla popolazione, agli edifici, al lavoro, alle famiglie, all’istruzione, agli ospiti stranieri, al disagio e alla mobilità, i cui risultati sono pubblicati sul sito 8milaCensus.
L’aridità dei numeri fotografa la realtà senza sfumature, senza ombre o ambiguità. Ad essa ci affidiamo appunto per “leggere” il nostro paese.

Partiamo dalla popolazione e dal patrimonio abitativo.

Dal 1951 al 2011, secondo l’Istat, la popolazione è aumentata, in modo sia pure altalenante, di 736 unità, passando da 6349 a 7085 abitanti. Questo aumento sarebbe un bel segnale per le sorti del nostro comune e smentirebbe anche l’impressione di cui abbiamo parlato prima, quella cioè di un paese in declino. Invece, a ben guardare i dati negli altri settori, ci rendiamo conto che questo aumento è solo apparente, anzi siamo in presenza non solo di uno stallo ma di una diminuzione, nascosta dal dato relativo all’incidenza di cittadini stranieri di cui ci occuperemo più avanti.
Incrociando i dati, gli abitanti autoctoni sarebbero, in realtà, 6811, cioè gli stessi del 2001 sottratti i 19 stranieri di allora dal computo dei residenti! Cercheremo di approfondire più avanti.

Composizione della popolazione

Dopo queste informazioni preliminari entriamo più nello specifico della composizione della popolazione e delle trasformazioni che si sono via via verificate nel corso di 70 anni ma soprattutto nell’ultimo ventennio.
Iniziamo dal rapporto di mascolinità che indica il rapporto tra maschi e femmine. Ebbene, i dati disponibili indicano che siamo in fase di equilibrio tra i sessi anche se permane una leggera prevalenza del sesso femminile.

Un primo dato allarmante è quello dell’incidenza della popolazione residente con meno di 6 anni. Si è passati dal 15,2 al 6,4 ovvero una diminuzione quasi del 9% del numero di bambini. Questo dato, messo in relazione con altri di seguito descritti, la dice lunga sulla trasformazione della popolazione, sui problemi di ordine economico degli ultimi decenni, sulla crisi del lavoro, sull’emigrazione verso altri centri, ecc. che hanno determinato un rallentamento e poi una interruzione della crescita demografica accertata anche a livello nazionale..

I più anziani ricorderanno le frotte di bambini che animavano i cortili e le strade (in cui una volta si poteva giocare!) degli anni 50-60. E ricorderanno le famiglie numerose. Si era in presenza di un altro tipo di società.

Simmetricamente si presenta il dato riguardante l’incidenza della popolazione di 75 anni ed oltre, disponibile dal 1971. Se in quell’anno la percentuale era del 3,3%, oggi è del 7,4%. In termini numerici significa più di 500 anziani. Merito certamente di migliorate condizioni economiche e sanitarie. Ma il responso è duro: sempre meno bambini e sempre più vecchi.

Questo fenomeno comporta da un lato un insufficiente ricambio generazionale, dall’altro un acuirsi dei problemi della terza età, come la solitudine, causata dal rimpicciolimento dei nuclei familiari o addirittura dalla loro scomparsa, oltre, naturalmente, che dalla mancanza di strutture e momenti aggregativi, del tempo libero e dell’esercizio fisico.

“L’indice di dipendenza degli anziani rappresenta il numero di individui non autonomi per ragioni demografiche ogni 100 individui potenzialmente indipendenti (età 15-64 anni)”. Tale indice è aumentato per il nostro paese da 9,3 a 21,7.

Anche questo dato ne ha un altro che lo conferma e lo rafforza, cioè l’indice di dipendenza giovani, vale a dire il numero di individui fino a 14 anni, considerati non autonomi per ragioni demografiche. Siamo passati da 43,3 nel 1951 a 25,1 nel 2011, quasi la metà.

Di conseguenza il numero di anziani ogni 100 giovani è passato da 20,5 nel 1951 a 86,5 nel 2011.
Da notare che questo indice è ancora più alto per la Campania (101,9) e per l’Italia (148,7)

Famiglie

Per questo settore i dati disponibili cominciano dal 1991 con l’eccezione dell’ampiezza media dei nuclei familiari disponibile fin dal 1951. Da quella data l’ampiezza è leggermente aumentata dal 3,9 per altre due rilevazioni e poi è gradualmente scesa fino ai 2,8 del 2011, il che significa meno di un figlio per due genitori.

Le famiglie senza nuclei ammontano al 27,6% mentre scendono le famiglie con uno o più nuclei (0,9%).
In forte aumento è il numero dei giovani che vivono da soli (5,5%).
Le coppie giovani senza figli sono il 2,5%, quelle con figli si sono dimezzate in 20 anni, scendendo dal 26,4 del 1991 al 13,95 del 2011.

Anche gli anziani soli sono in aumento: nell’ultima rilevazione arrivano al 27,4%. Così pure sono in aumento le famiglie costituite da coppie anziane senza figli (9% nel 2011), quasi raddoppiate rispetto a 20 anni prima. Le coppie anziane con figli fanno registrare un 3,5%.

Ma dove vive la popolazione grazzanisana?

Dal punto di vista della struttura urbanistica i dati confermano quello che è chiaramente visibile a una osservazione approssimativa e ciò che chiunque delle vecchie generazioni può ricordare facilmente. Il paese si è esteso, il centro abitato, una volta circoscritto tra la Via Cesare Battisti, Montevergine e il fiume, ha inglobato la periferia, per cui l’incidenza della popolazione residente nei nuclei e case sparse è scesa dal 22,1% al 9,4%.
Con il crescere della popolazione è aumentato anche l’indice demografico che è passato da 135,1 ab. per km2 a 150,6: densità ben lontana, comunque, dai 421,8 ab. nell’intera Campania.

Si sa che la casa di proprietà è sempre stato l’obiettivo principale delle famiglie e tuttavia in questi 60-70 anni si è verificato un cambiamento anche in questo settore. Se nel 1951 il 59,7% viveva in una casa di proprietà, questo dato è lievitato fino al 80,2% nel 1981, poi è gradualmente sceso al 75,4 al 71,6 e al 66,3 del 2011.
Quale è il significato di questo andamento? Forse è da collegare al grado di fiducia nel futuro che fino agli anni ‘80 sosteneva le iniziative familiari e alla successiva insicurezza e incertezza che ha frenato la corsa alla casa di proprietà. D’altro canto una spiegazione può ritrovarsi nella reale diminuzione della popolazione e del numero dei componenti dei nuclei familiari. Questi aspetti li vedremo più avanti.

L’età media del patrimonio abitativo recente si è attestata a 32,5 anni nel 2011. Esso ha fatto registrare un grosso progresso per quanto riguarda la disponibilità dei servizi all’interno dell’abitazione. Sono cinque le categorie di servizi a cui si riferiscono le rilevazioni: acqua potabile, gabinetto, vasca o doccia, riscaldamento, acqua calda. Se nel 1951 solo lo 0,2% delle abitazioni era fornito di servizi, nel 2011 questo dato è lievitato fino al 91,1%.

Gli edifici in buono stato di conservazione risultano nel 2011 pari all’81,9% mentre quelli in pessimo stato ammontano allo 0,6%.
Tuttavia, per quanto riguarda quest’ultimo dato temiamo che sia ancora peggiorato negli ultimi anni a causa della progressiva diminuzione della popolazione. Non ci sono dati statistici aggiornati che si avranno solo col censimento del 2021 ma la visione delle numerose case abbandonate e ‘in vendita’ è molto eloquente.

I metri quadrati per occupanti nelle abitazioni occupate sono passati da 18,2 nel 1971 a 35 nel 2011, un dato che conferma il rimpicciolimento dei nuclei familiari. Infatti l’indice di sottoutilizzo delle abitazioni era al 6,4 nel 1971 ed è arrivato al 28,4 nel 2011, mentre l’indice di affollamento è calato nello stesso periodo dal 15,7 al 1%.

(fine prima parte)

frates

 


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