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L’EDITORIALE

Per cosa votiamo?

venerdì 5 giugno 2009, di redazione


Si conclude la campagna elettorale per l’elezione del Parlamento Europeo. Non è chiaro però per cosa si vota. Tra un Presidente del Consiglio che ne fa una questione di successo personale, di plebiscito (unico tra i ventisette capi di governo a presentarsi come candidato pur sapendo che non potrà sedere sui banchi dell’Assemblea) e una opposizione costretta a inseguire l’avversario sul piano del gossip e della quindicennale constatazione che in un paese normale non accadrebbe quello che accade in Italia, voteremo senza che alcuno abbia parlato d’Europa.
L’Italia, a quanto pare, non è un paese normale e c’è chi lo sa benissimo e sfrutta senza ritegno la debolezza di un popolo che antepone la pancia al cervello e non ha memoria storica (non diciamo di secoli, ma almeno di decenni).

Per che cosa votiamo? Tecnicamente per eleggere i nostri rappresentanti in un parlamento sovranazionale composto da 785 deputati di 27 paesi, in rappresentanza di 492 milioni di cittadini.
All’Italia toccano 72 deputati, come la Francia e il Regno Unito (mentre la Germania ne ha 99), da scegliere in 5 Circoscrizioni elettorali: Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Meridione, Isole.

Qiali sono i poteri del Parlamento Europeo?
Essi riguardano la legislazione, il bilancio, il controllo. Il PE adotta le leggi comunitarie (dette direttive, regolamenti, ecc) che hanno influenza sulla vita dei cittadini. Assieme al Consiglio dell’Unione costituisce poi l’Autorità di Bilancio che stabilisce ogni anno le spese e le entrate.
Al momento l’Unione non riscuote alcuna imposta. Il suo bilancio è costituito da risorse messe a disposizione degli Stati membri. Tali risorse sono

- i dazi doganali applicati verso paesi terzi (10%).
- i prelievi agricoli riscossi sulle importazioni dall’estero (1%)
- l’IVA (14%)
- il contributo di ciascuno Stato secondo il Prodotto Nazionale Lordo (75%).

Per quanto riguarda gli strumenti di controllo:
- ogni cittadino ha il diritto di presentare petizioni al PE e chiedere il risarcimento di danni eventualmente subiti in relazione all’attività dell’Unione.
- il Parlamento ha la facoltà di istituire Commissioni di inchiesta nei confronti degli stati membri.
- può ricorrere dinanzi alla Corte di Giustizia.
- ha poteri di controllo in ambito economico e monetario.
- esercita il controllo sulla Commissione (il ’governo’ europeo) e sul Consiglio (i capi di governo).
All’inizio di ogni semestre il presidente di turno illustra davanti al Parlamento il proprio programma.

Certo non siamo ancora a un organismo completamente sovrano così come la Commissione non è ancora un vero e proprio governo capace di iniziative autonome, tuttavia quello che si decide a Bruxelles e a Strasburgo (le due sedi del Parlamento) influenza sempre più direttamente la vita dei cittadini. E’ doveroso quindi eleggere deputati esperti e capaci e che (sarebbe il massimo) abbiano una visione ’europea’ dei problemi.
Se n’è fatta di strada dai sogni e progetti di Altiero Spinelli ad oggi e il cammino è ancora lungo per arrivare agli Stati Uniti d’Europa. Intanto attrezziamoci, come cittadini ed elettori, affinché questo sogno si realizzi al più presto. Dopo un’unica bandiera e un’unica moneta, dopo l’apertura delle frontiere interne e l’elezione a suffragio universale diretto, resta l’unità politica e la difesa comune.
La realtà dell’Unione di oggi sembrava utopistica solo pochi decenni orsono. Completeremo certamente il processo se lo vorremo, se i cittadini europei lo vorranno.

frates

 


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