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La dimensione pedagogica nella scuola di don Milani in un nuovo libro di Giammichele Abbate

lunedì 6 luglio 2020, di redazione


Giammichele Abbate, La dimensione pedagogica nella scuola di don Milani, orientamenti e prospettive, Francesco D’Amato editore, 2020, pp. 121, euro 12,00

Il prof. Giammichele Abbate si conferma studioso instancabile di don Lorenzo Milani e della sua scuola. E’ fresco di stampa, infatti, il suo nuovo libro sul prete di Barbiana, dal titolo “La dimensione pedagogica nella scuola di don Milani, orientamenti e prospettive”, con prefazione di Luigi Rossi, pubblicato da F. D’Amato editore.
Nei vari studi in cui si è fin qui impegnato, Abbate ha affrontato le diverse sfaccettature della missione educativo-pastorale del sacerdote sottolineandone sempre un punto qualificante: l’aspetto pedagogico della scuola. Anche in quest’ultima fatica egli pone l’accento sulla necessità per le classi povere di impadronirsi della parola, senza la quale non c’è possibilità di affermarsi e di conseguire lo status di cittadino consapevole. Avvalendosi di una notevole ricchezza di riferimenti e testimonianze, l’Autore insiste sul concetto che senza la padronanza della parola non c’è la possibilità di relazionarsi col mondo e i ragazzi poveri e deprivati culturalmente, da questo punto di vista, sono destinati a rimanere timidi, isolati ed emarginati.

Abbate allarga lo sguardo al tempo attuale. La parola, oggi, è rappresentata dalla padronanza delle nuove tecnologie e dalla conoscenza delle lingue straniere. I nuovi analfabeti sono quelli che non possono permettersi queste esperienze perciò “occorre fare di tutto per cancellare la sempre più marcata divisione tra ricchi e poveri”, per offrire a questi ultimi “gli strumenti indispensabili per far sentire la propria voce, la propria opinione e far valere i propri diritti”.
E’ possibile, si chiede Abbate, trasferire l’esperienza di Barbiana, il suo “metodo”, nella scuola di oggi? La sua risposta è negativa ma “fatto sta che l’esperienza di Barbiana pone interrogativi, invita a riflettere…”. Alcuni aspetti di quel modo di fare scuola, come l’aiuto reciproco degli studenti per la conquista delle conoscenze e delle competenze, la valorizzazione del contributo di ognuno al processo educativo, si possono riconoscere in concetti attuali dell’azione pedagogica. “La scuola di Barbiana… rappresentava già una realtà che dava risposte significative in termini di insegnamento diremmo oggi, differenziato, individualizzato, personalizzato”.
Ma, egli dice con un certo disappunto, “la verità è che molti dimenticano che nella scuola i datori di lavoro sono gli alunni e che i docenti sono gli operai”.

Il lavoro si conclude con puntuali consigli pratici in ordine all’apprendimento cooperativo, “strategia vincente per gli alunni deprivati”, in cui il ruolo del docente è più defilato, prende decisioni preliminari definendo gli obiettivi, formando i gruppi e organizzando i materiali, monitora il comportamento degli studenti e tira le somme del lavoro svolto. Un libro, in conclusione che analizza la pedagogia della scuola di don Milani ma che può essere utile per gli spunti di riflessione a cui ogni educatore dovrebbe dare spazio. Perché, se è pur vero che la scuola di Barbiana è irripetibile in quanto quella realtà non esiste più, si possono raccogliere in quella esperienza lo spirito di servizio, la tensione verso l’elevazione culturale e sociale dei più deboli, alcune strategie di fondo tuttora valide e farne la base di partenza della propria azione didattica.

*

Giammichele Abbate, docente nelle scuole superiori, è cultore di Pedagogia Generale presso l’Università degli Studi della Campania ‘L. Vanvitelli’. E’ docente di discipline dell’area di Scienze Umane e di Teologia Morale-Pastorale, presso l’ISSR Interdiocesano “SS. Apostoli Pietro e Paolo” - Area Casertana – Capua. Si occupa di formazione in ambito scolastico ed extrascolastico su tematiche relative all’educazione interculturale, alla disabilità e al rapporto tra pedagogia e impegno socio-politico.

frates

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