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Vicenda autovelox: tutti assolti. Emanato il dispositivo della sentenza

venerdì 4 novembre 2016, di redazione


Molti ricorderanno gli avvisi di garanzia nei confronti di tredici indagati per la vicenda degli autovelox del comune di Grazzanise installati dalla Romatek che si avvaleva in subappalto della Open Software. Gli avvisi furono emessi a carico di Parente Enrico, Carlino Clemente Nicola, Cinhiello Mario, RaimondoSalvatore, Gravante Giovanni, Cantiello Alessio, Perillo Giovanna, Di Nardo Alessio, D’Abrosca Antonio, ladicicco Pasquale, Parente Mattia, Tessitore Giuseppe. Della lista faceva parte anche l’agente della PM Raffaele Petrillo, già prosciolto da ogni addebito. Quali reati venivano contestati? Quello di essersi dotati del “servizio di rilevazione di infrazioni presso la postazione fissa semaforica in assenza di una preventiva verifica dei tratti stradali del territorio comunale e in assenza di documentata urgenza”. Gli atti relativi (delibere di giunta n° 95 del 19.12.05, n° 26 del 16.3.07 e n° 59 del 30.4.08 e il contratto del 14.6.06) erano stati emanati, secondo l’accusa, in violazione di vari articoli di leggi.
Innanzitutto, sempre secondo gli avvisi di garanzia emessi dalla Procura della Repubblica, non veniva determinato “il prezzo di appalto” ma si stabiliva di assegnare alla Romatek il “corrispettivo per singoli fotogrammi delle sanzioni rilevate, determinando così una percentuale sugli introiti pari al 45% per ogni infrazione e quindi con pagamento di somme sproporzionate rispetto alla prestazione fornita. Inoltre si eludeva la disciplina in materia di appalti pubblici circa la tipologia del metodo di gara”.
A proposito del bando si contestava che non contenesse le “prescrizioni previste dalla normativa e non recava la menzione del mese in cui si sarebbe tenuta la gara”. In più non veniva accertata la “capacità della ditta affidataria, non veniva predeterminato l’importo del contratto al fine dell’assunzione dell’impegno di spesa, non venivano accertate le ragioni di convenienza e di pubblico interesse, non si prevedeva una clausola di revisione periodica del prezzo, non si acquisivano le forniture e i servizi al miglior prezzo di mercato”.
Non è tutto. A Sindaco e Assessori veniva contestato il fatto di non aver destinato “effettivamente il 50% degli importi delle multe alle opere di sicurezza stradale”. Un altro rilievo riguardava l’iter dell’appalto. Secondo la Procura doveva essere il Consiglio e non la giunta a determinare la volontà di indire la gara specialmente in quanto essa “impegnava più annualità del bilancio”.
In virtù di quanto esposto a proposito delle condizioni economiche dell’appalto, venivano messe a bilancio delle somme false, lievitate di anno in anno fino ad arrivare ai 500.000 euro del 2009, diverse dalle attestazioni del responsabile dell’ufficio di ragioneria.
Un’ultima imputazione riguardava l’acquisizione dei rilievi fotografici delle infrazioni al semaforo che avveniva in “maniera automatica e senza procedere a tarature annuali delle apparecchiature”.
“Tutto ciò determinava un ingiusto vantaggio patrimoniale per la ditta affidataria che percepiva 201.902,85 euro per 3377 infrazioni”.
Dei reati sopra menzionati venivano caricati gli esponenti politici (Sindaco e Assessori). Al responsabile dell’ufficio di ragioneria, invece, veniva contestata la duplice emissione di una fattura di pagamento.
Infine al responsabile della polizia municipale si addebitava una determina per “far apparire compiuto l’affidamento dell’incarico di responsabile del procedimento” a un vigile. Determina mai notificata all’interessato né pubblicata all’albo.

Oggi finalmente conosciamo l’esito della vicenda. La seconda sezione del Tribunale di S. Maria Capua Vetere ha emanato il dispositivo della sentenza del 27/10/2016. Gli imputati sono stati tutti assolti a vario titolo (per insussistenza del fatto o perché il fatto non costituisce reato o per non aver commesso il fatto o, infine, per prescrizione).
Diversa la posizione dell’ex sindaco Enrico Parente. Oltre a rispondere dei fatti suddetti in ragione della propria carica per i quali è stato assolto, era indagato anche per i reati di oltraggio, resistenza a pubblico ufficiale e rifiuto di indicazioni sulla propria identità ( artt. 337,341 e 651 del codice penale). In questo caso il tribunale ha deciso il non luogo a procedere per la morte dell’imputato.

a cura di frates

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