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Il Demanio di Castelvolturno tra pubblico e privato

giovedì 15 luglio 2010, di redazione

Siamo lieti di ospitare un interessante intervento sui beni demaniali di Castelvolturno di Mario Luise, ex sindaco della città, grande protagonista delle battaglie per l’affermazione della legalità sul litorale domizio. Dal testo traspare, intatta, la forza coinvolgente di un patrimonio politico e culturale che sembrerebbe perduto ma che cova ancora sotto la cenere dell’indifferenza collettiva. Verrà pure un giorno in cui questo fuoco arderà nuovamente e spingerà le coscienze a ribellarsi all’immobilismo nel quale sono affondate.

Castelvolturno - Il Mattino del 4 luglio 2010 , così titolava una corrispondenza da Castelvolturno: Comune, in vendita i beni demaniali. Caratteri grandi e foto di repertorio. A caratteri più piccoli: Ai privati la pineta da destinare a turismo e l’area del porto. Per anni depredati…l’amministrazione li aliena.
Solo qualche anno fa i cittadini di Castelvolturno - allarmati - sarebbero scesi in piazza. Ho aspettato qualche settimana per verificare se per caso chi ha fornito la notizia subentrasse con qualche smentita. E anche per vedere quale effetto avesse prodotto l’annuncio sul piano locale (partiti di opposizione, opinione pubblica…), e sulle tante associazioni ambientaliste ( spesso note per i loro ritardi cronici sugli avvenimenti del litorale)… Niente.
Scrivo, quindi, per esprimere la mia indignazione - ormai storicizzata - e l’amarezza per un disincanto generale nei confronti di una notizia clamorosa che travolge rovinosamente la politica, le istituzioni, la corretta amministrazione, il rispetto di leggi e regolamenti, la cultura della legalità e le lotte vittoriose condotte per il ritorno dello Stato. In oltre 40 anni.
Perché è vero che si tratta di terreni demaniali sempre oggetto di occupazioni. E’ vero che si tratta del letto della Darsena di Pinetamare privatizzato per oltre trenta anni ( nel ’95 sono stato il primo gestore pubblico!); della pineta spesso devastata e occupata… Ma è soprattutto vero - questo non lo dice il cronista - che si tratta di beni reintegrati, recuperati allo Stato e al Comune dopo una battaglia vittoriosa, senza cedimenti, divenuta significativa a livello nazionale per il suo alto valore civile di difesa degli interessi collettivi. Con conseguente condanna degli occupatori.
Non solo. La costituzione di parte civile del Comune nel vasto Contenzioso giudiziario - deliberata negli anni settanta contro gli occupatori - ha comportato, a distanza di anni, un notevole risarcimento in opere e finanziamenti, unici elementi sui quali, quasi per paradosso, si fonda oggi il progetto di rinascita del paese.
L’Italia ha visto cadere le Torri di Pinetamare; abbattere le costruzioni in pineta e sulla spiaggia; ha festeggiato il ritorno della legalità; sono state suonate le trombe della vittoria delle istituzioni - anche da chi non ne aveva titolo - e che succede ora? Si vende!
Se oggi per salvaguardare un bene, bisogna venderlo o darlo in gestione, invece di perseguire con determinazione la via dell’uso collettivo, della tutela e, in caso di minaccia, della denuncia… allora bisogna dire addio al nostro patrimonio paesaggistico, archeologico, monumentale, artistico…Le istituzioni debbono dichiarare il loro fallimento su tutti i fronti.
E’ toccato al sottoscritto - nel 1994 - in qualità di sindaco, di condurre l’ennesima battaglia contro una leggina (Governo Berlusconi!) fatta ad hoc per Pinetamare - legge n. 579/1993 - con la quale si tentava di sanare gli abusi perpetrati nel corso degli anni e di procedere con un colpo di spugna alla cancellazione dell’intero contenzioso urbanistico e demaniale. Il Comune ne uscì vittorioso e la legge si arenò fino a scomparire.
Anche allora, lo stesso centrodestra, si schierò apertamente a favore dell’applicazione di quella legge-farsa. Se non l’avessimo combattuta, oggi Stato e Comune non avrebbero la disponibilità dei beni, né i risarcimenti, né alcun tipo di Transazione.
E’ doveroso sottolineare che la costanza della lotta, comportò anche il ravvedimento della Società Coppola e il patteggiamento con la Magistratura. Si parlò di pacificazione istituzionale e di riconoscimento ai Coppola del loro comportamento. Di cui ho menato modesto vanto. Assurdo: il Comune starebbe progettando di fare quello che nemmeno i Coppola si illudevano più di potere fare! Spero che non sia vero.
Negli ultimi 40 anni la lotta per la legalità - in un dibattito duro di idee e di azioni concrete - si è articolata proprio tra l’impegno per la difesa del demanio libero e il recupero del demanio occupato e costruito, da destinare esclusivamente ad uso pubblico. Per semplificare, direi che la differenza tra le forze progressiste e le forze conservatrici, sul piano locale, stava tutta qui. E’ sufficiente esaminare gli atti comunali e i programmi elettorali. E poi: la pubblicistica, i dossier, i libri, i documentari, le analisi storico/politiche…
Storia lunga, complessa, dolorosa, quella del demanio. Ma esemplare per l’ impegno nella difesa dei diritti collettivi.
Fermiamoci alla corrispondenza del giornale e ad una mia reazione condizionata da queste notizie. Ma è certo che nell’iniziativa del Comune si riverberano le vecchie tendenze espoliative e lassiste degli anni cinquanta e sessanta, nonché le inclinazioni berlusconiane alla vendita/svendita dei gioielli di famiglia.
Perché quando non si è in grado di amministrare le risorse di un territorio e il bilancio dello Stato o di un Ente, la cosa più facile da fare è vendere, per fare cassa. Se questo travolge la conservazione del bene pubblico - per oggi e per domani - gli esiti di una lotta per la legalità; se contrasta con il principio della certezza del diritto, con motivi di etica sociale e politica, con i principi della buona amministrazione …non fa niente. Vendiamo… Vendiamo! Alla popolazione si prospetta la chimera di un vantaggio a costo zero, e il superamento della crisi. Cosa che non è mai avvenuta con simili operazioni.
E’ la filosofia del nuovo regime che avanza, e che privo del senso dello Stato e delle Istituzioni impegnate per difenderlo ( compreso il Comune ), all’occorrenza vende se stesso.
E così, dopo un secolo, gli imprenditori di oggi, si riprendono quello che persero i latifondisti di ieri.

Mario Luise

 


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