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Grazzanise nelle antiche ’Descrizioni’, antesignane delle moderne guide

domenica 4 febbraio 2018, di redazione


Quando si parla di guide turistiche si pensa a quelle del Touring Club, di Michelin, National Geografic, Routard, ecc. o anche agli atlanti scolastici. Ma è interessante sapere che questi moderni ausili di turisti e viaggiatori hanno una lunga tradizione alle spalle, che si perde fin nei tempi antichi. Da sempre si sono pubblicate opere che descrivevano luoghi lontani e sconosciuti, a volte inventando di sana pianta caratteristiche umane e ricchezza di animali, di mostri e di piante. Poi, con il progredire delle conoscenze, con l’affinamento degli strumenti di indagine, con la maggiore consapevolezza degli scopi sia a servizio dei lettori che delle amministrazioni statali, si sono pubblicate opere sempre più precise e accurate.
Dal ‘600 all’800 c’è stata una vasta produzione di “descrizioni” e “dizionari” geografici. Alcune opere si sono imposte a lungo come strumenti di conoscenza e di studio. Spulciando qualcuna di esse abbiamo trovato informazioni, in genere sintetiche, sul nostro paese e sui centri vicini.

Iniziamo da due opere simili: la prima è Del Compendio dell’Istoria del Regno di Napoli , di Tommaso Costo Napolitano, pubblicata nel 1613. Il quarto libro contiene i nomi delle province, città, castelli, casali, re, viceré, vescovi e nobili. La seconda è del 1747 e si intitola Istoria generale del Reame di Napoli , pubblicata dall’abate D. Placido Troyli. In tutte e due le storie si trovano, nell’elenco dei casali di Capua, “Brecera, Grazzanife e Santa Maria della Fossa” senza altre informazioni.

Altre due opere risalgono al ‘600. Una è la Nuova e perfettissima Descrittione del Regno di Napoli, Diuiso in dodici provincie , di Enrico Bacco Alemanno, edita a Napoli da Lazaro Scoriggio nel 1629 la quale riporta la popolazione complessiva di Capua e relativi Casali per 5795 fuochi (Capua città: 1816 fuochi).
Questi numeri sono gli stessi riportati nella famosa Descrittione del Regno di Napoli , di Scipione Mazzella, pubblicata ad istanza di Gio.Battista Cappello in Napoli nel 1597 e ampliata nel 1601. Tuttavia le informazioni del Mazzella circa l’argomento che ci interessa sono più dettagliate di quelle del Bacco in quanto, mentre questi si limita a riportare la popolazione complessiva di Capua e suoi Casali, il procidano ci ragguaglia sui singoli Casali. Infatti troviamo Brecera (Brezza) con 30 fuochi, S. Maria della Fossa con 104 fuochi e Grazzanise con 197.

I fuochi non erano un conteggio preciso della popolazione. Essi indicavano i nuclei familiari che, ovviamente, variavano nella loro composizione. Vista l’epoca si è calcolato che la media di un fuoco era tra le 4 e le 6 persone. Secondo questi parametri, all’alba del ‘600, Grazzanise aveva tra 788 e 1182 abitanti.
A quel tempo non era in uso il censimento come lo intendiamo oggi, con l’accertamento dettagliato del numero di abitanti, ma solo la ricognizione dei fuochi, o famiglie, a scopi fiscali. Ogni famiglia era tenuta a versare un corrispettivo a prescindere dal numero dei suoi membri. Per il conteggio si ricorreva alla verifica dei camini, perciò fuochi. Per completezza si deve sottolineare che non tutte le famiglie erano soggette a tassazione, per cui il numero dei fuochi registrati in queste opere era inferiore a quello reale.

A tal proposito Giuseppe Maria Galanti nella sua opera Della Descrizione geografica e politica delle Sicilie , pubblicata a Napoli 1793, ci informa:

“Nel parlamento generale, tenuto in Napoli nel 1507 da Ferdinando il Cattolico, fu confermata l’abolizione delle ‘collette’ fatta nel 1443, e fi ftabilì efigerfi le ‘funzioni fifcali’ ch’erano folite di 1.52 a fuoco, e che le nuove numerazioni fi faceffero non più in ogni tre anni, ma in ogni quindici anni, per ifcanfare così la maggior rovina de’ poveri comuni, a fpefe de’ quali tali numerazioni fi facevano. Si è veduto quanti donativi fi fono fatti per tener lontano cotale flagello. Le maffime forenfi dicono, che le ‘funzioni fifcali’ fiano furrogate alle antiche ‘collette’, ma io vi trovo da replicare.
Le antiche ‘collette’ taffavano fraordinariamente i beni di tutti gl’individui della focietà, non efclufi i baroni e gli ecclefiaftici, e quello era regolare e giusto. Per soddisfare tali ‘collette’, abbiamo veduto che fi pagava fecondo fi poffedeva. Colle ‘funzioni fifcali’ poi stabilite nel concilio nazionale tenuto col favio Alfonfo, niente faviamente venne determinato efigerfi un ducato a fuoco. Le ‘collette’ dunque erano reali ed indeterminate, le ‘funzioni fifcali’ erano perfonali e fiffe, e con effe i più poveri furono anguftiati…
...Si è veduto, che colle grazie concedute a’ baroni furon effi fatti immuni dalle ‘collette’ e dall’’adoa’ feudale, onde per tutti i bifogni dello ftato fi rifparmiarono i ricchi e fi calcò su’ poveri”.

Inoltre il Galanti, parlando, nel Tomo IV, della popolazione dei Casali di Capua dalla parte del Mazzone, riporta per Arnone 234 ab., per Brezza 175, per Cancello 354, per Grazzanesi 1190 e per S. Maria della fossa 563.

Risale al ’600 un’altra opera, la Raccolta di varie notizie historiche non meno appartenenti all’historia del Summonte contenuta in Dell’historia della città e regno di Napoli , per l’appunto di Gio. Antonio Summonte, data alla luce a Napoli nel 1675. E’ un vero e proprio repertorio, alla maniera stradizionale, delle provincie, delle famiglie nobili, dei titolati, dei vescovi, dei tribunali, dei re di Napoli e di tutte le città e casali del regno. Tra questi sono citati Brecera, Grazzanife e S. Maria della foffa.

E’ del 1778 l’opera “ Delle Città d’Italia e sue isole adiacenti ”, di Cesare Orlandi, “nobile patrizio di Fermo”, dedicata alla Santità di N. S. Papa Pio VI, stampata a Perugia, presso Mario Riginaldi. Ecco come descrive il nostro terrirorio nel Tomo V:
Brezza. “E’ un piccoliffimo Cafale nel Mazzone, e vi è una affai piccola Parrocchia, che ha la cura di 166 Anime in circa”.
Grazzanise. “Il titolo della fua Chiefa Parrocchiale è S. Giambattista. Due fono in effa i Parrochi porzionari [curati che godevano ciascuno di una porzione del beneficio parrocchiale], i quali hanno fotto la loro cura 1200 Anime in circa. Vi fono nel diftretto anche altre Chiefe”.
Santa Maria Minore o della Fossa. “La Parrocchiale di quefto Cafale è fotto il titolo dell’Affunzione di Maria Santiffima. E’ una delle più ricche della Diocefi, ed ha la cura di 880 Anime in circa”
.

A fine secolo esce la “ Istorica descrizione del regno di Napoli diviso in dodici provincie ”, di Giuseppe Maria Alfano (incisore), edita la prima volta nel 1795 presso Vincenzo Manfredi in Napoli, la quale riporta sinteticamente la qualità dell’aria e il numero degli abitanti dei paesi e delle città del regno.
Per quanto riguarda Grazzanise e Brezza l’aria è definita malsana mentre la popolazione ammonta a 1191 anime per il capoluogo e a 176 per la frazione. L’altra frazione, S. Maria Minore, ovvero della Fossa, ha l’aria addirittura pessima e gli abitanti sono 585.

L’opera, pur essenziale nelle informazioni, è abbastanza curata, frutto di un notevole impegno per l’autore nel reperire i dati di tutti i centri del regno, da Terra di Lavoro alla Capitanata, dall’Abruzzo alla Calabria.

Le fatiche profuse non fermano l’Alfano che nel 1823 dà alle stampe una nuova edizione dell’opera, col titolo leggermente modificato in quanto le “provincie” non sono più dodici ma quindici e, come egli stesso descrive nella prefazione, “non ho poco travagliato, per riscontrare colle più esatte, e regolari notizie, concernenti alla nuova mutazione de’ Paesi, e per trasmettere i medesimi da una Provincia all’altra, specialmente nelle carte topografiche, secondo l’ultima divisione delle sue quindici Provincie”.

Quale era lo scopo di questa antesignana delle più moderne guide turistiche? Quello “di dare con siffatto metodo il comodo a’ viandanti di sfuggire la permanenza de’ luoghi, ove si respira l’aria malsana: a’ Forestieri, e ad altri di rinvenire con facilità in qual provincia sia ciascun paese; ed a’ curiosi di saperne il numero, le giurisdizioni, i prodotti, e gli individui colla massima accuratezza e precisione”. Un lavoro immane per quei tempi.

Quali sono le “più esatte e regolari notizie “ che questa nuova edizione riporta per la nostra zona?
Innanzitutto la distanza dei nostri centri da Capua, della cui giurisdizione diocesana fanno parte (4 miglia S. Maria la Fossa e 6 miglia Grazzanise) e da Napoli (16 miglia).
Poi la situazione altimetrica, tutti e tre i centri sono ovviamente “in piano”. Per quanto riguarda l’aria, a Grazzanise è mediocre, a S. Maria la Fossa è mala, a Brezza è buona, ma questo dato, sia per le differenze tra l’uno e l’altro centro pur così vicini, sia per la diversa valutazione nell’edizione precedente, è da prendere con prudenza. Strano che per nessuno dei tre paesi venga citato il fiume Volturno.
Un’altra informazione compare nell’edizione del 1823 ed è relativa alla produzione agricola. In questo caso il dato è più uniforme e vale per tutti e tre gli abitati. Si producono grani, granidindia [mais], legumi, frutti, vini e canapi.
Infine si rileva un lieve incremento della popolazione: Grazzanise passa da 1191 ab. A 1227 (+36), Brezza da 176 a 206 (+27) e S. Maria la Fossa da 585 a 612 (+27)

Per curiosità, ma anche per raffronto, riportiamo i dati del circondario:

paesi aria ab.
Arnone pessima 227
Cancello cattiva 360
Cast. Volturno pessima 384
Pignataro buona 1191
Pizzone cattiva 175
S. Tammaro mediocre 1283
T. di Francolise cattiva 299
Vico di Pantano cattiva 779

Contemporaneo della Istorica Descrizione è il Dizionario geografico-istorico-fisico del Regno di Napoli, dell’abate D. Francesco Sacco, edito a Napoli presso Vincenzo Flauto nel 1795-1796 in più tomi. Nel primo, del 1795, dedicato alla Maestà di Ferdinando IV, re delle Sicilie, è registrata Brezza: “Casale Regio nella provincia di Terra di Lavoro ed in diocesi di Capoa, il quale giace in una perfetta pianura, d’aria buona, e nella distanza di sedici miglia in circa dalla città di Napoli. In questo regio Casale sono da notarsi una Chiesa Parrocchiale sotto il titolo di S. Martino; ed una Confraternita Laicale sotto l’invocazione del Rosario. Le produzioni poi sono grani, granidindia, legumi, frutti, vini e canapi. La sua popolazione ascende a centottantatré sotto la cura spirituale di un Parroco”.

Il Tomo II, pubblicato l’anno successivo e dedicato alla maestà di Maria Carolina d’Austria ci informa su Grazzanise: “Casale Regio nella Provincia di Terra di Lavoro ed in diocesi di Capoa, il quale giace in una pianura, d’aria temperata, e nella distanza di sei miglia dalla Città di Capoa. In esso Regio Casale sono da notarsi una Chiesa Parrocchiale sotto il titolo di S. Giovanni Battista; e tre Confraternite Laicali sotto l’invocazione del Corpo di Cristo, del Rosario, e del Purgatorio. Le produzioni poi del suo territorio sono grani, granidindia, legumi, frutti, vini, e canapi. La sua popolazione finalmente ascende a mille cento novantotto sotto la cura spirituale di due Parrochi”.

Nel Tomo III, dedicato all’A.R. di Francesco di Borbone, principe ereditario delle Sicilie, si ritrovano, esposte secondo uno schema utilizzato per tutti i paesi, le notizie relative a S. Maria della Fossa, di cui si dice che dista quattro miglia dalla Città di Capoa e sedici da Napoli. Inoltre “questo Casale ha una parrocchia sotto il titolo dell’Assunta; ed una Confraternita Laicale sotto l’invocazione di S. Francesco Saverio e di San Restituto martire”. Le produzioni sono le stesse di Grazzanise mentre “la sua popolazione ascende a cinquecento novantasei sotto la cura spirituale di un Parroco”.

Alla stessa epoca risale il Dizionario geografico ragionato del Regno di Napoli , di Lorenzo Giustiniani, stampato a Napoli presso Vincenzo Manfredi, in vari tomi a partire dal 1797. Ripercorriamo dunque il viaggio nei nostri paesi:

Brezza. Casale Regio della città di Capua, situato in una pianura dalla parte del Mazzone, distante da Napoli circa miglia 17. I suoi abitatori ascendono a circa 190 addetti alla coltura dei loro terreni, atti a produrre delle buone biade al pari di tutti gli altri luoghi dell’agro capuano. Mi si dice, che l’aria, che vi si respira è buona, ma io non posso assicurarne il leggitore. Il luogo ha qualche antichità, o almeno la sua denominazione. Vi è un bosco appellato lo Monaco in una tenuta, che un certo Castulo Capuano diede in dono a’ Cassinesi sotto l’ab. Angelario fin dai tempi longobardi, appellata appunto Brezza, della quale donazione parla l’Ostiense scrivendo: sub hoc ab. Angelario oblata est in hoc monasterio terra… quae nuncupata Brezze prope Capuam, quod est pratum magnum, et silva a quodam Castulo eiusdem loci habitatori. Vi è della caccia di quadrupedi, e di volatili; e non vi mancano de’ rettili velenosi.

Grazzanisi: casale della regia città di Capua dalla parte del Mazzone, abitato da circa 1200 individui. l’aria non è salubre.

Santamaria Minore, o Santamaria della Fossa, casale della Regia città di Capua, alla distanza di miglia 4, abitato da circa 600 individui.

In altra parte dell’opera l’autore si sofferma sull’agro Capuano e sul Mazzone con informazioni che arricchiscono le nostre conoscenze di questa parte della Terra di Lavoro. Così apprendiamo un lungo elenco di pesci di cui era ricco il Volturno, di erbe che nascevano sulle sue sponde, di animali allevati e di animali selvaggi di cui erano ricche le campagne e i boschi, di volatili e di serpenti:

Nelle sponde del Volturno nasce la Tussilagine, e similmente l’erba, chiamata Crescione, la persiaria, la cicuta ecc. con più altre ancora… Non vi mancano le miniere di pietre, di argille,atte a buoni lavori, e di molte sorgive di acque minerali. Non molto lungi da Capua, nella palude delle Saucelle vi sono picciole sorgive di un’acqua, che chiamano Arrammata.
Negli accennati Mazzoni ci sono proquoi di vacche, e buffali, e vi si fa del formaggio, che chiamano Capotempi di Capua, ed eccellenti provole, e mozzarelle; e riuscirebbero migliori se la malizia di quei negozianti non adulterasse il prodotto in mille modi per sempreppiù far guadagno con inganno del pubblico…
...Nel Volturno vi si fa della buona pesca di squame, cefali, spinole, anguille, e nella primavera di alose; Talvolta dà pure delle lamprede, e degli sturioni sino al peso di 80 rotola pesce di molta stima, e di gran rarità a vedersi, chiamato da Plinio acipenser… E questo era quel pesce, che secondo Macrobio portavasi in tavola coronato di fiori a suon di tromba…
...Nell’agro Capuano non vi mancano molti boschi, come in quelli di Cardito, di Castel-Volturno, della montagna di S. Nicola, de’ Mazzoni, di Cancello di Brezza, ec. e per conseguenza non vi manca dell’abbondante caccia a lepri, lupi, volpi,martore,donnole, istrici, o porci-spini, gatti selvaggi ecc., come anche di torchiari, di tordelle, di stornelli, che affatto non temono di stare tralle giumente, le vacche e le buffale: nelli detti Mazzoni, di smerigli, nisus de’ Latini, di Cheppi, che sono i Fattiventi de’ Toscani, onde volgarmente si chiamano Scacciaventoli, e da’ Latini Tinnunculus, di taccole, o sieno le gazzere, di nibj, di sparvieri, di rondinoni, di fringuelli, di currettole, ovvero tremacoda, o codatremola, di cingallegre, ovvero porcelle, di gambette, di rosielli, di capponi selvaggi, di cicogne, di galline selvagge, di beccacce, e negli Mazzoni stessi vi ammazzano spesso puranco le grù. Non vi mancano poi de’ rettili velenosi, e specialmente le vipere, con altre serpi, non tanto perniciose.

Come si osserverà non sempre i dati sono coerenti tra un’opera e l’altra e tra una edizione e l’altra, soprattutto per paesi come i nostri, piccoli dal punto di vista demografico. Si tratta comunque di un risultato notevole per l’epoca, quello di descrivere minuziosamente tutto l’apparato dei paesi e delle città del Regno. Quando però lo sguardo abbraccia un territorio più esteso, come nel caso del Mazzone, ci vengono fornite informazioni più attendibili, dalle quali ricaviamo senza incertezze lo stato dei luoghi.
E allora ci rendiamo conto di quanta differenza passa a due secoli di distanza, con un fiume ridotto a un corso putrido, con campagne spoglie e senza selvaggina, con un ambiente offeso e degradato!

Ed entriamo nell’800. Il Dizionario Statistico dei Paesi del Regno delle due Sicilie al di qua del Faro , di Baldassarre Venezia in Trani, pubblicato a Napoli nel 1818 dalla Tip. di Luigi Nobile, registra per i nostri paesi facenti parte della Diocesi, del circondario e del Distretto di Capua e della provincia di Terra di Lavoro questi dati circa la popolazione: Brezza 156, Grazzanise 1256 e S. Maria la Fossa 488. Dati ripetuti nell’edizione del 1824.
Un analogo Dizionario pubblicato da Gabriele de Sanctis nel 1840 riporta solo i nomi dei paesi, confermando diocesi,circondario e distretto.

In conclusione citiamo due ’dizionari’ editi a cavallo dell’unificazione italiana. Il primo è il Dizionario geografico-storico-statistico de’ Comuni del Regno delle due Sicilie , di Achille Moltedo, pubblicato a Napoli, presso lo Stab. tip. del cav. Gaetano Nobile nel 1858. In esso leggiamo, secondo uno schema ripetitivo:
"Brezza - Villaggio della provincia di Terra di Lavoro, aggregato al comune di Grazzanisi, nel circondario e diocesi di Capua, distretto di Caserta, da cui dista 11 miglia, 19 da Napoli, 10 dal mare, mezzo miglio da Grazzanesi e 5 da Capua". La popolazione non è riportata.

"Maria la fossa (S.) - Villaggio della provincia di Terra di Lavoro, unito al comune di Grazzanise, nel circondario e diocesi di Capua, distretto di Caserta, da cui dista 10 miglia, altrettante dal mare, 19 da Napoli, 4 da Capua ed uno da Grazzanise". La popolazione non è riportata.

"Grazzanise - Comune della provincia di Terra di Lavoro, nel circondario e diocesi di Capua, distretto di Caserta, con 2932 abitanti. E’ lontano 9 miglia dal mare, 18 da Napoli, 5 da Capua e 11 da Caserta".

Il secondo è il Dizionario topografico dei comuni compresi entro i confini naturali dell’Italia , di Attilio Zuccagni-Orlandini, pubblicato nel 1861 a Firenze presso la Società Editrice, il quale riporta, alla voce Grazzanise: "prov. di Terra di Lavoro; circond. di Caserta, mand. di Capua. Sulla sinistra del Volturno, presso una via provinciale, che da Capua conduce a Castelvolturno giace Grazzanise, nella distanza di miglia 9 dal mare. Pop.: 3208"

Infine citiamo un’opera di linguistica normativa, la Prosodia Italiana, ovvero l’Arte con l’ufo degli accenti nella volgar favella d’Italia , di P. Placido Spadafora, Palermitano della Compagnia di Giesù, correttiffima in Pal.[ermo] nel Collegio della Comp. di Giesù, da Francesco Ciché nel 1709. Tra gli altri lemmi del vocabolario sono riportati "Brecèra" e "Grazzanìfe: p.l. [penultima lunga] Cafale di Capoa". Curiosamente c’è anche "San Tambàro [San Tammaro?].

frates

 


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